“Questo provvedimento, nelle intenzioni del Governo, avrebbe dovuto segnare una svolta strategica per il Paese; ambizioso nel titolo, lo è molto meno nei contenuti e, soprattutto, nella capacità di incidere davvero sulle trasformazioni profonde di cui l’Italia ha bisogno”. Lo ha detto in dichiarazione di voto sul Decreto Transizione 5.0 il senatore e tesoriere nazionale del Pd Michele Fina.
“Transizione 5.0 – ha proseguito il parlamentare dem – doveva essere un volano della politica industriale italiana: incentivi per l’innovazione, digitalizzazione, efficientamento energetico, uso delle nuove tecnologie e sostenibilità ambientale dei processi produttivi. Ma gli incentivi vengono distribuiti senza una chiara strategia e la transizione non può essere un elenco di crediti d’imposta: deve essere una scelta politica, industriale e sociale. Molte, troppe, misure sono solo annunciate. La transizione ecologica e digitale però non aspetta i tempi della burocrazia italiana, né tantomeno le incertezze di un Governo che procede per annunci”.
“Ma, soprattutto, – ha detto ancora il senatore Pd – manca una vera attenzione alla qualità del lavoro, alla formazione continua, alla tutela dei lavoratori coinvolti nei processi di riconversione produttiva. Non esiste una transizione giusta se non si accompagna chi lavora, se non si investe sulle competenze, se non si garantisce che l’innovazione non produca nuove disuguaglianze. Il Pd è a favore della transizione e alle rinnovabili. Ma chiediamo una politica industriale concreta, non una sommatoria di incentivi. Per questo il nostro voto è contrario nella convinzione che il Paese abbia bisogno di una transizione più giusta, più partecipata e più coraggiosa”, ha concluso Fina.
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