Senatore Michele Fina, tesoriere Pd, la legge elettorale è inemendabile?
«Guardi, molto di più: è inaccettabile. Ma come si fa a non capire la lezione del voto referendario? Bisogna occuparsi delle priorità del paese. È partita ieri una nostra campagna che, da una parte, elenca i problemi, dalla sanità ai trasporti, dagli stipendi alla pace e, dall`altra, denuncia che Meloni pensa solo alla legge elettorale. E non c`entra la stabilità. Rivendicano il fatto che il Governo, figlio dell`attuale legge, sia il più longevo della storia ma temono di perdere le elezioni e cercano di manomettere le regole».
Ci sono stati, da più parti, appelli per il ripristino delle preferenze, li condivide?
«La legge che ci propongono è un premierato di fatto. Quindi se eleggessimo con le preferenze dei pigiabottoni che servono solo ad applaudire il capo (o la capa), si tratterebbe solo di uno specchietto per le allodole».
La premier ha parlato della possibilità di un presidente della Repubblica di centrodestra. È questo, come dice qualcuno, il vero obiettivo della riforma della legge elettorale?
«È certamente il loro unico vero obiettivo. Naturalmente il problema non è la cultura politica di provenienza del Capo dello Stato, che può essere una delle tante dell`arco costituzionale. Il problema è l`ammettere di non sentirsi rappresentati da Sergio Mattarella e dai suoi predecessori e il puntare a piantare sul Colle una bandiera di parte. Alle prossime elezioni ci sarà chi, come noi, vuole un Capo dello Stato in continuità con l`attuale, cioè un profondo garante della Costituzione; dall`altra chi vuole un Colle a servizio dell`attuale maggioranza parlamentare».
Guardando in casa vostra: qual è la tempistica per primarie e programma del centrosinistra?
«Tempi e modi per la scelta della leadership saranno decisi dalla coalizione. Se per programma intendiamo una visione da offrire ad un`alleanza più larga dell`attuale centrosinistra, sono quattro anni che come opposizioni, in modo unitario, depositiamo proposte di legge, ci presentiamo insieme alle elezioni locali e convochiamo piazze ed iniziative, con lo spirito di chi vuole non solo difendere ma anche attuare la Costituzione».
Cosa ne pensa della proposta di un patto anti-ribaltone di cui ha parlato Matteo Renzi?
«Rispettiamo il principio per cui il parlamentare esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato, ma esiste l`esigenza di non vedere inquietanti ribaltoni dopo il voto, anche per restituire più credibilità alla politica».
Molti, da Casini a Mastella, hanno lanciato un warning al campo largo: senza centro non si vince, intendendo che Schlein e Conte dovrebbero agevolare il processo…
«Esiste lo spazio per la cultura liberale e democratica del centrosinistra. Uno spazio che vede in campo più progetti che a mio parere sono tutti importanti e utili e devono, autonomamente, decidere come organizzarsi per la fase elettorale. Hanno tutti il nostro incoraggiamento».
Le gambe della coalizione di centrosinistra, proprio in virtù di questa legge elettorale, potrebbero essere cinque, con Casa riformista e il movimento di Onorato separati?
«Le soluzioni possono essere diverse, ma la certezza è una sola: lo spostamento sempre più verso la destra estrema dell`attuale maggioranza preoccupa e delude molti moderati che guardano sempre più a un`alternativa».
Infine Vannacci. Potrebbe pescare qualche voto anche nel campo largo?
«Noi siamo impegnati per un`Alleanza costituzionale che parli anche a chi non vota più, con parole diametralmente opposte a quelle di Vannacci, che evoca paure e propone soluzioni disumane e irragionevoli. La sua ascesa dimostra che questo governo ha provato a tenere insieme tutto e il contrario di tutto, ma i nodi vengono sempre al pettine».