“Mi manca il dibattito interno che
c’era nella Dc”. Lo dice Dario Franceschini in un dialgo con
Goffredo Bettini su ‘Rinascita’.
Un dibattito che era anche “molto franco, duro. Anche le
correnti, si confrontavano ma partivano da posizioni politiche.
Poi c’erano anche i personalismi, senza dubbio, ma era una
distorsione”.
Aggiunge Franceschini: “Le correnti erano luoghi di elaborazione,
di dibattito, di riviste, di corsi di formazione. Il partito era
il luogo in cui confrontarsi per elaborare un pensiero comune”.
Il più grande dirigente della Dc è
stato Alcide De Gasperi, Dario Franceschini non ha “dubbi”. In un
dialogo con Goffredo Bettini su Rinascita l’ex ministro spiega:
“Non avrei dubbi: De Gasperi. Ricordo un momento su tutti: quando
ottenne la maggioranza assoluta, non formò un governo da solo.
Scelse invece una coalizione ampia, che tenesse dentro anche
forze laiche, repubblicani e liberali. Non erano necessari
numericamente, ma era un segno del fatto che avesse capito una
cosa essenziale: non poteva essere cattolici contro non
cattolici. Bisognava costruire un orizzonte comune”.

“La Dc – sottolinea Franceschini – nasce come partito che aveva
in mente i grandi cambiamenti. Basta leggere il discorso di
Gonella per la Costituente. Poi le esigenze della storia fecero
prevalere la dimensione difensiva: la difesa della democrazia dal
comunismo. E così si andò oltre, o comunque altrove, rispetto
agli scopi per cui era nata”.


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