“L’antisemitismo è una piaga terribile che rischia di tornare a dilagare.
Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli atti e le espressioni di discriminazione, pregiudizio, ostilità o violenza nei confronti degli ebrei e delle istituzioni ebraiche.
Ciò avviene nell’ambito di un sempre più preoccupante diffondersi di atti ed espressioni di odio e discriminazione verso minoranze sociali, etniche o religiose.
La domanda che ci dobbiamo porre e che noi ci siamo posti è dunque quella di cercare di capire cosa fare.
Assumendo questa prospettiva e quest’ultimo obiettivo abbiamo presentato un disegno di legge – e poi degli emendamenti – che provavano ad offrire una risposta organica, costituzionalmente orientata e pienamente coerente con gli obblighi internazionali ed europei assunti dall’Italia.
Una proposta di legge che cercava di suscitare e alimentare – con soluzioni giuridiche innovative – processi culturali idonei a favorire una più lucida conoscenza non solo dei contesti e degli scenari, ma anche dell’altro e della sua storia, e per questa via radicare una cultura refrattaria all’odio e pienamente aderente ai principi costituzionali (di libertà e di uguaglianza) e dunque capace di far comprendere, ad esempio, che gli ebrei, in quanto ebrei, non hanno alcuna responsabilità dell’orrore che si è consumato nella striscia di Gaza e delle violenze dei coloni israeliani in Cisgiordania, che pure continuano a ripetersi con il sostegno del Governo di Israele; così come i musulmani, in quanto musulmani, non hanno alcuna responsabilità del pogrom del 7 ottobre compiuto dai terroristi di Hamas.
Ma anche questa volta, anche di fronte a un tema cosi delicato che dovrebbe unire ed essere affrontato senza nessuna cura delle possibili utilità politiche contingenti la maggioranza ha deciso di serrare i ranghi e di procedere, senza ulteriori approfondimenti, su un suo testo.
E anche in Aula, quest’oggi, non vi è stata nessuna apertura: neppure di fronte alle proposte che abbiamo avanzato insieme ad altri gruppi, proprio per cercare di arrivare a un voto favorevole.
Credo che questo modo di procedere costituisca una sconfitta, per tutti, e comunque un’occasione mancata.
Perché alla fine c’è un testo che – grazie soprattutto a noi – non contiene più alcuna restrizione alla libertà di manifestazione, né alcuna misura penale, ma insiste nel positivizzare una definizione di antisemitismo, quella dell’IHRA (del 2016), che – com’è noto e ricordavo prima – ha suscitato critiche e perplessità in più di uno studioso e che appare per alcuni versi datata e incapace di presentare quella chiarezza e di suscitare quel consenso spontaneo che invece sarebbe necessario. Inoltre c’è un testo che delinea una strategia di interventi che, purtroppo, non sono sostenuti da alcuna risorsa, e che rischiano perciò di rimanere sulla carta o comunque di ripetere misure già previste (che non si sono dimostrate efficacissime), mentre ci sarebbe bisogno di un vero investimento anche economico.
Per tutte queste ragioni il Pd si asterrà. Una astensione che vuole essere un segno di vicinanza e, al tempo stesso, la promessa che il nostro impegno, per contrastare ogni manifestazione di odio e discriminazione nei confronti degli ebrei e di ciascuna minoranza o persona, non terminerà con il voto di oggi”. Così il senatore Andrea Giorgis nella dichiarazione di voto a nome del Pd sul ddl Antisemitismo.


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