“La riformulazione del Ddl sugli stupri presentata oggi dalla Presidente della commissione Giustizia Giulia Buongiorno rappresenta una regressione grave e incomprensibile. È un passo indietro rispetto alla giurisprudenza consolidata, al voto unanime della Camera e all’intesa politica che aveva riconosciuto un principio chiaro e non negoziabile: senza consenso non c’è rapporto sessuale, c’è violenza”. Lo dice Beatrice Lorenzin, vicepresidente dei senatori PD, che continua: “spostare l’asse dal consenso alla volontà o al dissenso significa ribaltare l’onere sulla vittima, chiedendo alle donne di dimostrare di essersi opposte, invece di affermare il dovere di accertare il consenso. È la cancellazione di un avanzamento culturale e giuridico essenziale, mascherata da riforma. Un modo per cambiare le parole lasciando intatta la sostanza dell’arretratezza. Un paradosso che ci porta indietro di anni”.
“È evidente il peso di una parte della destra che non ha mai accettato il cambio di paradigma e che continua a leggere la violenza sessuale con categorie superate, segnate da una cultura maschilista. Colpisce che la presidente della Commissione Giustizia Buongiorno scelga di sacrificare anni di battaglie per i diritti delle donne per assecondare gli equilibri interni alla maggioranza e il suo leader Matteo Salvini”, incalza Lorenzin.
“Ora la parola passa a Giorgia Meloni, se vuole essere coerente e rispettare l’impegno assunto, deve intervenire. Sul consenso non si torna indietro. In gioco non c’è una formula giuridica, ma la libertà, la sicurezza e la dignità delle donne”, conclude Lorenzin.