Senatrice Simona Malpezzi, da esponente della minoranza riformista dem condivide la critica di Conte circa il fatto la cultura woke non possa ispirare la lotta di centrosinistra alle disuguaglianze?
«Diciamo che condivido l`idea che la cultura woke non possa essere l`architrave politica di una forza progressista. Ma aggiungo che proprio per questo sono da sempre nel Pd, che non ha mai sposato quella cultura, che ha portato altrove anche a derive ideologiche. Il Pd è sempre stato vigile sulle discriminazioni, le disuguaglianze e i diritti: tenendo insieme quelli civili e sociali, a partire dalla nostra esperienza di governo. Questo dibattito lanciato da Conte per me non riguarda il Pd».
Eppure l`ex premier lascia intendere un predominio della cultura woke nel Pd di Schlein. Qual è il motivo di questo cortocircuito?
«Ripeto: quello è eventualmente il racconto di Conte. Che forse dovrebbe pensare ad allargare il consenso dei 5 Stelle invece di guardare in modo poco obiettivo in casa d`altri. Anche perché per vincere le elezioni dovremmo impegnarci tutti a far percepire più nettamente che vogliamo migliorare concretamente la vita delle persone. Non basta avere in agenda le disuguaglianze: bisogna rappresentarle. Più che di esegesi giornalistiche, occupiamoci quindi del programma da presentare ai cittadini preoccupati per le bollette e il costo dei libri di testo, con un calendario scolastico lontano dai tempi di lavoro delle famiglie, con posti nido ancora insufficienti e troppo cari, con fuori sede esclusi dal diritto allo studio. Di questo dovremmo parlare: cose concrete che toccano la vita dei cittadini».
Schlein è diventata la leader più longeva e ha consolidato i voti insistendo sempre sulle istanze sociali. Dov`è allora che il Pd è inadempiente nell`unire e rivendicare la guida del centrosinistra?
«Mi sembra che tra i leader della coalizione si sia tenuto conto di due aspetti: o la guida va al partito più forte, quindi al Pd, o si fanno le primarie, utili a un maggior coinvolgimento specie in questa stagione di grande astensionismo. Non vedo quindi alcuna inadempienza, ma un ragionamento per provare a capire quale strada percorrere».
Intanto Conte ha ingaggiato una sfida per la premiership sin dalla vittoria del No al referendum. Dati gli apprezzamenti anche di parte riformista fuori e dentro il Pd, la critica al woke costituisce un`ulteriore Opa sulla coalizione?
«Mi sfuggono onestamente i riformisti del Pd, area di cui faccio parte, pro Conte. Che, per il resto, sta facendo la propria partita come sempre. Mi permetterei solo di avvertire che costruire una coalizione significa riconoscere e rispettare il ruolo esercitato dai compagni di viaggio. Schlein lo fa dall`inizio col suo “testardamente unitari”. Conte spesso lo dimentica. La competizione ci sta, per carità, ma dovrebbe produrre qualcosa in più per la coalizione, non in meno. Altrimenti perdiamo tutti».
Si dice che Conte sia pronto al passo indietro e l`abbia proposto anche Schlein. Andrebbe esplorata questa possibilità?
«Non sono a conoscenza di questa indiscrezione, ma nasco con il partito delle primarie. E, anche se non devono essere un totem, so quanto possano essere utili per mobilitare».
Tra Conte prediletto dai sondaggi che unisce e Schlein che destabilizza, l`ex premier non rischia di diventare il “male minore“ guardando a non lasciare il Colle alla destra?
«I sondaggi rimangono sondaggi e spesso sono contraddittori. Se si fanno le primarie, è sottinteso il patto di lealtà che deve essere spiegato anche agli elettori: chi vince è candidata/o di tutte/i. Ciò detto, non inizierei mai una competizione per le Politiche parlando del “male minore”, ma della candidatura migliore per vincere contro questa destra».


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