Senatrice Simona Malpezzi, “riformista” del Pd: dopo il referendum sulla giustizia il centrosinistra sembrava avere una strada razionale da percorrere. Cosa si è inceppato?
La strada c`è ancora, è che ogni tanto sembra che la sfida sia dentro la coalizione e non con chi sta fuori. Bisogna che Giuseppe Conte si ricordi che “non funziona così”.
Ritiene appropriato aver costruito una sorte di pre-asse tra Pd, M5s e Avs?
Portare tutti intorno ad un tavolo non è una passeggiata: è un percorso politico e la politica è fatta di piccoli passi. Ma di sicuro abbiamo bisogno che tutti si sentano parte del progetto dall`inizio. Per questo spero che la coalizione, quando inizierà a discutere del programma – e dovremmo aver già cominciato a farlo -, sia al completo. Serve Italia Viva e non solo.
Nel programma contano più i temi sociali o la posizione sui temi esteri, a partire dall`Ucraina?
Serve avere una stessa visione del mondo e della società. La stella polare deve essere la tutela della libertà di ogni singolo. E questo riguarda i diritti, sociali e civili, ma anche la nostra collocazione nel mondo. Non possiamo che essere per una Europa autonoma e autorevole che difende le regole del diritto internazionale e non accetta la legge del più forte. Anche per questo il sostegno all`Ucraina non può e non deve essere messo in discussione. Il riarmo non è popolare e divide anche a destra.
Come impostare una discussione seria su un tema divisivo in tutti i partiti?
Ritenendo gli elettori adulti e, quindi, non avendo paura di spiegare come stanno le cose. Se dentro la coalizione siamo tutti d`accordo nell`essere per la difesa comune europea, e questo mi sembra consolidato, dobbiamo spiegare come lavorare per raggiungerla. E per esempio spiegare che oggi il Safe è uno strumento che spinge i Paesi europei a lavorare tra loro (visto che la difesa è competenza dei singoli Stati) e a comprare europeo. E che quindi serve per porre le basi della difesa comune. Ma anche spiegare cosa si intende quando si parla di difesa e sicurezza: investimenti nello spazio, difesa delle comunicazioni, protezione dei cavi sottomarini in cui passano i nostri dati, investimenti nella cyber security. Insomma: senza tabù, spiegare di cosa si sta parlando. Altrimenti è solo ideologia in un mondo che ha invece bisogno di risposte. Io ho fiducia nei cittadini.
Dato come sta procedendo la discussione, l`ipotesi di una leadership di sintesi è accantonata e le primarie sono inevitabili?
Le primarie possono essere una grande mobilitazione di popolo e non dobbiamo averne paura.
La galassia riformista, moderata e cattolico-democratica si sente ai margini?
No, ma il rischio c`è e sarebbe un errore sottovalutarlo. Il Partito democratico è nato da culture politiche differenti che si sono unite. Se una di queste componenti si sentisse semplicemente tollerata e non pienamente parte del progetto, il Pd perderebbe la sua ragione originaria.
Scommette sulla tenuta del Pd o per una parte di classe dirigente sarà più attrattivo un contenitore di centro?
Il Pd deve fare il Pd: un grande partito di centrosinistra che non ha paura di parlare a mondi diversi. Continuo a credere nella vocazione maggioritaria del mio partito che, secondo me, è più utile di una vocazione identitaria. Per questo penso che valorizzare il pluralismo senza averne paura rispetto ad un “unanimismo” che rischia di restringere il campo, sia la ricetta migliore per far sentire tutti a casa.


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