“Sulla Rai si sta consumando la svolta partitocratica del M5S che, non solo ha dovuto mandare giù il nome di un presidente eletto illegittimamente e che non ha il profilo di garanzia richiesto dal ruolo ma, in attesa di spartirsi fino all’ultima poltrona disponibile, ha bloccato i lavori del Cda Rai fermo da più di un mese. Evidentemente, per il governo del cambiamento la Rai è esclusivo terreno di lottizzazione e scambio e non la più importante azienda culturale del Paese”. Lo dice il senatore del Pd Salvatore Margiotta, componente della Commissione di Vigilanza.
“Per quale ragione, il Cda, che ha degli obblighi da ottemperare – prosegue Margiotta – non è stato ancora convocato? Salvini e Di Maio credono che sia un organo utile solo a ratificare le decisioni prese dal governo davanti a un piatto di tagliatelle? Ed, infine, perché la presidente Casellati non ha voluto fare luce sull’elezione truccata di Marcello Foa, rendendosi complice di un presunto broglio? Se il buongiorno si vede dal mattino, la Rai deve aspettarsi giorni assai bui. Neppure nella tanto ingiustamente vituperata prima Repubblica si era assistito a uno spettacolo tanto indecoroso”.