“La manovra approvata dal governo Meloni è
la più modesta e inconsistente da molti anni a questa parte. Di
fronte a un’economia ferma – nonostante gli investimenti del PNRR
– ai contraccolpi negativi dei dazi di Trump e all’aumento delle
disuguaglianze e della povertà, la maggioranza ha deciso di
navigare a vista, privilegiando l’austerità allo sviluppo. La
legge di bilancio che si va delineando si rassegna alla
stagnazione e rinuncia a mettere in campo una strategia di
rilancio dell’economia. Tenere i conti in ordine è importante, ma
se il Paese non tornerà a crescere, sarà molto difficile anche
contenere il peso del debito pubblico, come evidenziano le stime
preoccupanti dell’Ufficio parlamentare di bilancio. La discesa
del deficit al di sotto del 3 per cento del PIL nel 2025 è un
risultato importante ma al prezzo di una pressione fiscale al
livello più alto degli ultimi dieci anni e della compressione
della spesa pubblica per la sanità, l’istruzione e le politiche
industriali. L’Italia avrebbe bisogno di una politica economica
capace di stimolare investimenti, innovazione e buona
occupazione. Avrebbe bisogno di ridare ossigeno al potere
d’acquisto delle famiglie e ad una serie di servizi pubblici in
crisi, a partire dal sistema sanitario nazionale. Questa legge di
bilancio, invece, si limita alla manutenzione del Piano
strutturale di medio termine presentato un anno fa: un piano che
già allora avevamo giudicato vuoto, debole e inadeguato. Non a
caso, l’impatto della manovra sulla crescita per l’anno prossimo
sarà zero secondo il governo e addirittura negativo secondo
l’Ufficio parlamentare di bilancio. Nella legge di bilancio
spicca l’assenza di una vera politica industriale: gli interventi
ipotizzati sono di portata limitata e decisamente lontani dalla
manovra poderosa e dalla visione a tre anni che chiedeva
Confindustria. I costi dell’energia sono a livelli insostenibili
ma nulla di serio è previsto per tagliarli. Le esportazioni
stanno crollando a causa delle barriere commerciali americane ma
non c’è traccia del piano di sostegno promesso sei mesi fa da
Giorgia Meloni. Le misure di riduzione dell’IRPEF rappresentano
una piccola frazione dei 25 miliardi silenziosamente sottratti ai
contribuenti a causa del fiscal drag. I fondi aggiuntivi
destinati alla sanità sono una toppa del tutto insufficiente per
affrontare una crisi ormai drammatica: quasi 6 milioni di persone
rinunciano a visite o esami specialistici e gli italiani sono
costretti a spendere più di 40 miliardi di euro all’anno nella
sanità privata. Non a caso, nei prossimi tre anni verranno meno
diecimila assunzioni di medici e infermieri. Per il resto, nella
manovra più piatta e rinunciataria degli ultimi anni, ci sarà un
aumento delle spese militari senza precedenti, frutto del diktat
di Trump avallato senza fiatare da Giorgia Meloni; l’ennesima
rottamazione delle cartelle; l’aumento dell’età di pensionamento
per tutti i lavoratori tranne una piccola minoranza. Andranno
viste nel dettaglio le coperture, perché a fronte di un
contributo da banche e assicurazione tutto da verificare, non è
ancora chiaro quali voci di spesa saranno colpite dai tagli e da
dove arriveranno le entrate aggiuntive previste. Nel complesso,
questa manovra è la fotografia di un governo immobile, che naviga
a vista e rinuncia ad affrontare le sfide decisive per il futuro
del Paese. Non ci sono le scelte coraggiose di cui avremmo
bisogno, non c’è alcuna volontà di mettere al centro il lavoro,
la competitività e la giustizia sociale. È un problema grave, per
un Paese la cui economia è intrappolata nella stagnazione, con la
povertà e la pressione fiscale a livelli record”. Così in una
nota Antonio Misiani, responsabile Economia nella segreteria
nazionale del Pd.


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