Non abbiamo la minima intenzione di andare a braccetto con Giorgia Meloni. Il Pd è attento al territorio, la premier vuole fare il banchiere d`affari. C`è una bella differenza».
Antonio Misiani, responsabile economico dei dem, rigetta l`idea di un asse con l`esecutivo contro l`offerta di Intesa e Unipol su Mps. Però dite le stesse cose: no allo spezzatino del Monte e alla cancellazione di “Siena” dal nome della banca. Dove è la differenza?
«Noi non abbiamo alcun pregiudizio nei confronti dell`operazione di Intesa e Unipol. Chiediamo però di dare attenzione alle istanze dei territori: si può arrivare al risultato attraverso il dialogo. Il governo, invece, persegue finalità diverse».
È una questione di gradazione?
«La forma è sostanza. Un conto è lavorare, ragionando e sedendosi al tavolo con tutti gli attori coinvolti. Un altro è cercare di indirizzare le dinamiche di mercato verso obiettivi di potere».
Il Pd per chi tifa?
«Noi a differenza della destra non facciamo il tifo per nessuno. È il mercato che giudicherà qual è la proposta più solida e convincente. È Meloni che ha scambiato Piazza Affari per uno stadio. Ora ha fretta di recuperare perché si è accorta che qualcosa non va».
Cosa non va?
«Le preoccupazioni della premier sono quelle che noi abbiamo espresso per primi già a giugno, quando è stata presentata l`offerta di Intesa. È positivo che abbia cambiato idea, purché non lo faccia in modo strumentale. Se vuole passare dalle parole ai fatti allora mantenga la quota del Mef dentro Mps per dare voce ai territori».
Non è interventismo questo?
«No».
Fino a che punto la politica può entrare nelle dinamiche nel mercato?
«La politica deve fissare le regole e tutelare l`interesse del Paese, che è quello di avere un sistema bancario e assicurativo solido, concorrenziale e in grado di servire efficacemente le famiglie e le imprese. Negli ultimi dieci anni le banche sono diventate molto più profittevoli, ma il credito alle piccole e medie imprese è crollato di oltre il 40%. Il governo dovrebbe occuparsi di questo invece di entrare a gamba tesa nel risiko».
A cosa si riferisce?
«Sulle banche il governo Meloni ha fatto disastri. In nome del sovranismo ha ostacolato l`offerta di Unicredit per Banco Bpm, consegnando così la banca ai francesi di Crédit Agricole. Per non parlare dei favori fatti ad alcuni attori: cambiando le regole del Tuf, a iniziare da quella sulla lista del cda, ha danneggiato la credibilità del Paese».
Per evitare lo spezzatino e per non perdere il marchio “Monte dei Paschi di Siena”, l`offerta di Intesa deve cambiare. Come?
«Non siamo noi a dover dire come. Occorre tutelare la storia e la funzione del Monte dei Paschi di Siena con tutti gli strumenti possibili».
Il beneficiario dello spezzatino è Unipol, a cui andrebbero la metà degli sportelli di Mps. Dire no allo spezzatino non è una sconfessione di quel mondo cooperativo che è sempre stato un riferimento per la sinistra?
«Noi non sconfessiamo nessuno. Crediamo nella reciproca autonomia della politica rispetto alla finanza. Cimbri fa il suo mestiere, noi il nostro».


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