“Mentre il governo continua a esultare per il calo della disoccupazione scesa al 5%, la realtà fotografata dall’ultimo rapporto Ocse ci consegna un quadro ben diverso e decisamente preoccupante: i lavoratori italiani sono sempre più poveri. Avere un impiego, oggi, non basta più per mettersi al riparo dalle difficoltà economiche. I numeri reali smontano la narrazione trionfalistica del governo. Rispetto al primo trimestre del 2021, il potere d’acquisto dei nostri stipendi è crollato del 6,1%. Un dato che ci colloca tra i Paesi con la peggiore performance in termini di retribuzioni reali, superati in negativo soltanto dalla Nuova Zelanda. Il divario diventa ancora più impietoso se consideriamo che, nello stesso periodo in cui i nostri salari perdevano pesantemente terreno, nell’area Ocse le retribuzioni reali crescevano in media del 4,9%. Tra il 2023 e il 2025 la produttività del lavoro è costantemente diminuita: l’economia italiana crea lavoro ma prevalentemente in settori a basso valore aggiunto per addetto e basse retribuzioni.Anche analizzando i dati sull’occupazione emergono profonde ombre. Il tasso di occupazione, oggi al 62,8%, resta comunque inferiore di 9,3 punti percentuali rispetto alla media Ocse. Ancora più allarmante è la situazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni, per i quali l’occupazione è in calo.E le prospettive non sono incoraggianti, dato che per il 2026 è prevista una ulteriore riduzione dei salari reali dello 0,9%.Un mondo del lavoro che taglia fuori le nuove generazioni e nel quale chi lavora guadagna, in termini reali, meno di cinque anni fa non può essere definito un successo. È il segnale di un’emergenza strutturale che richiede risposte serie e coraggiose. La sfida che dobbiamo affrontare non è soltanto creare nuovi posti di lavoro, ma garantire occupazione di qualità e retribuzioni giuste e dignitose”. Così, in una nota, Antonio Misiani, responsabile Economia nella segreteria nazionale del Pd.


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