“La Cassazione ha respinto i ricorsi
di Ilva e Acciaierie d’Italia: resta dunque efficace il decreto
della Corte d’Appello di Milano che dispone lo stop dell’area a
caldo di Taranto. Si chiude, almeno su questo fronte, una lunga
stagione di procedimenti giudiziari e rimedi provvisori. I
provvedimenti dei giudici si rispettano, ma una sentenza non
sostituisce un piano industriale. Per mesi il governo ha
temporeggiato, lasciando accumulare ritardi e incertezze. Adesso
non può più nascondersi dietro scuse. Il decreto legge oggi in
vigore garantisce solo in parte, e per la sola fase transitoria,
gli ammortizzatori sociali dei lavoratori diretti e
dell’indotto. Dopo la pronuncia della Suprema Corte, quelle
tutele devono essere estese per un periodo più lungo.
L’esecutivo deve onorare fino in fondo gli impegni presi con i
sindacati il 27 ottobre. Bisogna assicurare la continuità
produttiva degli impianti di laminazione del gruppo, a
cominciare da Genova e Novi Ligure, impedendo che il peso della
crisi ricada su lavoratori e territori che hanno già pagato un
prezzo altissimo. Serve una strategia industriale credibile, con
un ruolo centrale dello Stato, e occorre costruire con gli enti
locali un piano di rilancio produttivo e occupazionale per le
aree colpite dalla crisi dell’ex Ilva, partendo da Taranto”.
Così Antonio Misiani, responsabile economico del PD, e Andrea
Orlando, coordinatore del Forum politiche industriali del PD.