A una settimana dalla sentenza storica di Los Angeles — che ha condannato Meta e Google a risarcire tre milioni di dollari a una ragazza resa dipendente dai social dall’età di sei anni — arriva dal Senato italiano una proposta di legge organica sul contrasto alla dipendenza, influenza e manipolazione algoritmica. Prime firmatari i senatori del Partito democratico Antonio Nicita e Lorenzo Basso. Il testo parte da una premessa che la sentenza americana ha trasformato in giurisprudenza: le piattaforme sono responsabili delle architetture con cui distribuiscono i contenuti. Il design algoritmico non è un dettaglio tecnico, ma una scelta aziendale con conseguenze sulla salute delle persone, sulla qualità dell’informazione e sulla tenuta della democrazia. “Interveniamo per la prima volta non sui contenuti, né su posizioni di mercato, ma sulle regole algoritmiche”, spiega Nicita. Il ddl individua e vieta tre fenomeni distinti. Il primo è la dipendenza algoritmica: scroll infinito, autoplay, notifiche intermittenti, streak — meccanismi progettati per sfruttare il sistema dopaminergico, analoghi agli schemi di rinforzo variabile delle slot machine. Il secondo è l’influenza algoritmica: la costruzione attiva delle preferenze degli utenti attraverso la profilazione, con effetti documentati su polarizzazione e disinformazione. Il terzo è la manipolazione algoritmica selettiva — “il caso un po’ più alla Musk”, come lo definisce lo stesso Nicita — ovvero l’intervento diretto del gestore per amplificare o silenziare contenuti a fini politici o commerciali, già documentato su X e durante le elezioni rumene del 2024.
La novità più rilevante sul piano giuridico è l’inversione dell’onere della prova: non sarà l’utente a dover dimostrare il danno subito, ma la piattaforma a dover provare di aver adottato tutte le misure idonee ad evitarlo. Il danno risarcibile include salute mentale, autonomia decisionale e benessere psicologico. Il segreto industriale non sarà opponibile: il giudice potrà ordinare la consegna della documentazione tecnica degli algoritmi. “I documenti interni introdotti nei processi americani dimostrano la consapevolezza delle piattaforme nella scelta di determinati disegni algoritmici”, sottolinea Nicita. “C’è un tema di responsabilità che va coperta”. Il testo introduce il diritto a non essere profilati, gratuito e attivo per default. Chi vuole la profilazione dovrà sceglierla esplicitamente: un ribaltamento dell’opt-out su cui è costruita l’intera industria pubblicitaria digitale. “Gli utenti devono poter scegliere il grado di profilazione a cui esporsi, compreso nessun grado”, precisa il senatore. Per i minori le protezioni sono rafforzate con verifica dell’età a livello di sistema operativo — iOS e Android — e non app per app. “Una selezione a monte”, spiega Nicita, “non servizio per servizio”. La disciplina viene estesa ai sistemi di intelligenza artificiale conversazionale, con limiti all’antropomorfizzazione e alla simulazione affettiva. Vietati esplicitamente i dark pattern che rendono la disinstallazione più difficile dell’installazione. L’Agcom è incaricata di elaborare linee guida e prescrizioni. Le sanzioni arrivano fino al 4% del fatturato mondiale annuo, aumentate della metà per violazioni riguardanti minori o verificatesi a ridosso di consultazioni elettorali. L’80% degli introiti sanzionatori finanzierà un Fondo per l’alfabetizzazione digitale. Prevista trasparenza semestrale sul funzionamento degli algoritmi. Il DDL si muove negli spazi di competenza nazionale lasciati aperti dal Digital Services Act europeo, con clausola di adeguamento automatico alla futura normativa comunitaria. «Il nostro DDL è complementare alle proposte sui minori che si stanno affermando in tanti paesi», conclude Nicita. “Perché si occupa dell’architettura algoritmica nel suo complesso, non soltanto dei minori”.