“Le anticipazioni di stampa sulla bozza del governo in materia di sicurezza digitale dei minori descrivono un’impostazione sbagliata e decisamente timida verso le Big Tech USA. Di fronte a un problema reale e serio, come quello dei rischi che lo spazio digitale produce soprattutto per i più giovani, la risposta non può essere quella criminalizzare i genitori, immaginando multe, obblighi di controllo sui dispositivi personali e nuovi meccanismi di sorveglianza tecnologica nelle famiglie.
Se confermato, l’approccio del Governo rovescia il problema e quindi non può risolverlo. Non affronta la radice del danno e finisce per colpire chi quel danno lo subisce, non chi lo produce e ci guadagna.
Il punto vero, infatti, non è costruire uno Stato che entra sempre di più nella vita educativa delle famiglie o pensare di risolvere la questione con strumenti tecnici facilmente aggirabili o con un sistema di controllo diffuso su dispositivi e accessi personali. Il punto è intervenire su chi organizza e monetizza un ecosistema digitale fondato sulla cattura dell’attenzione, sulla profilazione, sull’opacità degli algoritmi e sullo sfruttamento delle fragilità, a partire da quelle dei minori.
È questa la differenza di fondo con il disegno di legge che abbiamo presentato in Senato. La nostra proposta non punisce i genitori e non scarica tutto il peso sulla famiglia lasciata sola a difendersi da un ambiente digitale costruito da grandi piattaforme globali. Bisogna intervenire lì dove oggi si genera il problema: nelle pratiche di dipendenza algoritmica, di influenza algoritmica opaca e di manipolazione algoritmica selettiva. Lo Stato deve fare lo Stato: regolando i grandi operatori, rafforzando i poteri delle autorità indipendenti, vietando le pratiche scorrette, imponendo trasparenza e responsabilità a chi lucra sull’alterazione dei comportamenti e sulla vulnerabilità degli utenti. Deve restituire ai cittadini, e soprattutto ai più giovani, un ambiente digitale più sano, più trasparente: bonificato!
Naturalmente si può discutere anche di età minima e di strumenti di protezione. Ma un conto è sostenere i genitori mettendoli nelle condizioni di usare strumenti semplici ed efficaci, un altro è trasformarli nei destinatari di obblighi e sanzioni. La tutela dei minori non si costruisce con lo Stato etico e controllore che prospetta il Governo, ma con regole serie e coraggiose per regolare i giganti digitali”. Così in una nota i senatori dem.


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