Fallite riforma Nordio e premierato ci riprovano ad indebolire la democrazia

“A questo punto anche i minimizzatori in servizio permanente effettivo dovrebbero aver capito che la riforma elettorale, per Giorgia Meloni e compagnia, altro non è che un nuovo tentativo di arrivare ai pieni poteri, a un grave indebolimento dei contrappesi democratici, alla manomissione della Costituzione.
Una Costituzione alla quale gli attuali governanti si sentono estranei e che già altre volte hanno cercato di ferire.
Prima ci hanno provato col Premierato, ed hanno fallito, trovandosi costretti a indirizzarlo su un binario morto.
Poi ci hanno provato con la Riforma Nordio, ed hanno fallito, rimediando una sonora bocciatura popolare.
Adesso ci riprovano con una legge elettorale su misura, portata avanti in solitudine e con protervia ad appena un anno dalle elezioni.
Tre mezzi diversi, lo stesso obiettivo.
Con un’aggravante: la legge elettorale pur avendo pesanti effetti costituzionali non è una legge costituzionale.
Contro una legge ordinaria non è possibile difendersi con un referendum preventivo.
Per contrastarla serve una lotta parlamentare e sociale estremamente vigorosa.
Una lotta alla quale sono chiamati a contribuire in primo luogo tutti coloro, e sono tanti, che nel referendum sull’autonomia della magistratura hanno dimostrato di avere notevolmente a cuore gli equilibri e i principi essenziali su cui si fonda una democrazia sana”. Così in una nota il senatore del Pd Dario Parrini, Vicepresidente commissione Affari costituzionali.


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