“Non è una cosa seria l’iniziativa
perché non ci sono in campo proposte serie che stiano in pieda
dal punto di vista della legittimita costituzionale e della
logica, sembra di vivere nel giorno della marmotta, si rifanno
sempre le stesse discusisoni”. Lo dice conversando in Senato con
l’ANSA Dario Parrini, vicepresidente della commissione Affari
costituzionali, a proposito delle proposte di riforma elettorale
avanzate dal centrodestra.
“La non fattibilità del nome del candidato premier sulla
scheda e sul premio di maggioranza nazionale al Senato – ricorda
Parrini – è stato affrontato 20 anni fa col Porcellum, e oggi
il centrodestra ci ha riprecipitati in questo dibatto sterile.
Sulla illegittimità del nome del candidato premier sulla scheda
rimando all’ intervento in Aula, nel 2005, di un allora deputato
della Margherita che rispondeva al nome di MATTARELLA. E sul
premio nazionale al Senato, l’art 57 della Costituzione ha
sempre impedito col proporzionale di fare al Senato qello che si
fa alla Camera”. Insolla il premio è possibile solo con un
sistema monocamerale “oppure prevedendo in Costituzionale la
possibilita di un ballottaggio nazionale in caso di esiti
difformi tra le due Camere, una cosa molto complicata. E nessuna
delle due cose è presente nel dibattito”.
“Se a queste falle – insiste Parrini – aggiungi le divisioni
estreme nella maggioranza, con Fi che non vuole il nome sulla
scheda e la Lega che difende i collegi, sotto il cielo c’è una
confusione pazzesca. Come pretendere dalle opposizioni una
posizione su proposte inveriosimili? Si mettano d’accordo tra
loro su una proposta seria e quando ci sarà si farà una
discusisone seria. Su proposte non serie discussione
impossibile”.
Il senatore Dem sottolinea che non si affronta il problema
dell’astensionismo, che “è la questione numero uno”. Bisogna
“mettere al centro il potere degli elettori nello scegliere i
parlamentari. L’ultima volta in cui hanno potuto sceglierli è
stato nel 2001 con il Mattarellum e i suoi collegi elettorali
piccoli”. “Il primo punto del dibattito è se il voto dei
cittadini deve contare o meno”, e secondo Parrini il metodo
migliore è la preferenza. Un sistema elettorale è fatto di due
componenti: la formula distributiva e il meccanismo di
individuaizone degli eletti; se si ingora questo secondo aspetto
la discussione è impocrita e fuorviante”