“Siamo contrari a questo provvedimento che la maggioranza ha presentato come un atto di modernizzazione istituzionale, un tentativo di allineare la Sicilia alle altre regioni. Ma che, a ben vedere, non è altro che un’operazione politica mascherata da riforma. La verità è che questo provvedimento non nasce dalla volontà di migliorare le istituzioni siciliane, ma da una necessità di mantenere il potere politico e garantire una maggioranza instabile e in crisi. Se davvero fosse una questione di ordine istituzionale, la maggioranza avrebbe dovuto accogliere l’emendamento del Pd che proponeva di far entrare in vigore la riforma a partire dalla prossima legislatura, in modo da evitare che venisse utilizzata per incerottare nell’immediato un Presidente e una maggioranza che fanno fatica a stare in piedi, specialmente nelle votazioni segrete. Invece, questo emendamento è stato bocciato, e questo rivela quale sia la vera intenzione politica dietro a questa riforma.” Lo dichiara il senatore del PD Dario Parrini capogruppo e commissioni affari costituzionali intervenendo in aula sul ddl di riforma costituzionale sull’incompatibilità tra la carica di assessore e l’ufficio di deputato della Regione siciliana.
“Sentiamo continuamente dire – ha aggiunto il parlamentare – che questa riforma è in linea con quanto avviene in altre regioni, come la Toscana. Ma in Toscana, ad esempio, non esiste la figura del consigliere supplente, e c’è l’istituto della decadenza automatica del consigliere che diventa assessore.
“Un ulteriore contenuto deprecabile di questa riforma è che viene prevista l’impossibilità di sottoporla al referendum regionale attualmente previsto dall’art 17-bis dello Statuto della Regione Siciliana. Si toglie cioè al popolo siciliano il diritto di decidere, di dire l’ultima parola. E questo è grave”, conclude Parrini.


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