“Deve essere chiaro a tutti che un colpo di mano in relazione alla data del referendum sull’ordinamento giurisdizionale – idea purtroppo ancora circolante negli ambienti meno responsabili della maggioranza – costituirebbe un grave vulnus democratico, perché quello previsto dall’articolo 138 della Costituzione è un referendum ‘oppositivo’, vale a dire uno strumento che la Costituzione offre a chi ritiene di dover contrastare una revisione della Carta votata dal Parlamento senza la maggioranza dei due terzi dei componenti delle due Camere. Ciò che la Costituzione massimamente tutela con l’articolo 138 è il diritto di opporsi di chi ritiene la modifica sbagliata e pericolosa. Per questo, ad esempio, non è previsto, a differenza di quanto avviene per i referendum abrogativi di leggi ordinarie, un quorum di validità per annullare quanto deliberato dal Parlamento. E per questo, in tutti i referendum oppositivi fin qui svoltisi, si è sempre lasciato a chi si oppone a un provvedimento approvato in Parlamento a maggioranza ristretta tutto il tempo possibile per mobilitarsi e far comprendere le proprie ragioni ai cittadini. Strozzare i tempi della campagna elettorale con un blitz governativo sulla data, tanto più mentre è appena cominciata una raccolta firme che avrà tempo fino al 30 gennaio per dispiegarsi, violerebbe i diritti di costoro e più ancora il diritto dei cittadini ad essere pienamente informati su una questione di fondamentale rilevanza.” Lo dichiara il senatore del PD Dario Parrini, vicepresidente della Commissione Affari Costituzionali a Palazzo Madama.
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