“Le rivelazioni emerse dall’inchiesta di Report e le successive dichiarazioni di Sigfrido Ranucci delineano un quadro che non può essere ignorato: un’Autorità che negli anni avrebbe progressivamente smarrito terzietà e autorevolezza. Le parole della segretaria Schlein vanno nella direzione giusta: serve un segnale forte di discontinuità”, afferma la senatrice del Partito Democratico Enza Rando.
“Il Garante per la Privacy – prosegue Rando – nacque grazie alla visione limpida di personalità come Stefano Rodotà, che ne difesero il carattere indipendente proprio per tenerlo al riparo da condizionamenti politici e da qualsiasi forma di opacità. Dobbiamo tenere viva quella memoria e quelle ragioni: l’Autorità esiste per tutelare i diritti dei cittadini, non per diventare un luogo esposto a logiche di appartenenza o a inerzie interne”.
“Le accuse che emergono – sensibilità politiche che influenzerebbero le decisioni, conflitti di interesse, pratiche interne non trasparenti – sono gravissime. Per ricostruire fiducia serve un azzeramento e una ripartenza, restituendo al Garante il profilo di garanzia che Rodotà aveva immaginato. È un passaggio indispensabile per tutelare davvero la privacy e la libertà dei cittadini nella stagione più complessa per i diritti digitali”, conclude.