“È venuto il momento di chiederci
chi non vuole l’attuazione del porto franco internazionale a
Trieste. L’ennesima bocciatura dell’emendamento che ho
presentato alla manovra di bilancio getta un’ombra pesante sulle
volontà dichiarate dalle forze di maggioranza di dotare lo scalo
e tutto il territorio regionale di un forte asset competitivo.
Il rilancio del porto di Trieste ha bisogno di un innesco ma a
Roma qualcuno rema contro e a Trieste chi governa non lo
chiede”. Lo scrive la senatrice Tatjana Rojc (Pd) dopo che al
Senato non ha superato l’esame il suo emendamento che
introduceva nella legge di Bilancio l’art. 8-ter “Operazioni
connesse con il traffico internazionale di beni”.
Quest’ultimo mirava a “garantire la piena e corretta
applicazione della normativa internazionale e comunitaria in
materia di libera lavorazione industriale delle merci nei punti
franchi del porto di Trieste”. Per la senatrice del Pd
“autorevoli esponenti della maggioranza di governo ripetono che
il porto franco è un valore aggiunto nella competizione ancora
aperta per lo scalo che sarà effettivo terminale europeo del
Corridoio indo-mediterraneo. Ma alla prova del voto calano il
silenzio e l’oblio, fino al prossimo convegno”.
“Per il porto franco internazionale di Trieste – continua Rojc –
vorremmo si muovesse il sindaco, tutto preso a gettare i soldi
dei cittadini in improbabili teleferiche mare-monti. Lo stesso
dovrebbe fare il presidente Fedriga, se volesse ascoltare
operatori e presidente dell’autorità portuale. Ma nulla si
muove”. Dunque, “non resta che supporre ci siano forze più
influenti che si mettono di traverso senza salire alla luce del
sole, secondo un metodo che a Trieste abbiamo già conosciuto”,
conclude Rojc.