Il gruppo del Pd al Senato, primi firmatari i componenti della commissione Giustizia, Alfredo Bazoli, Franco Mirabelli, Anna Rossomando e Walter Verini, ha presentato una interrogazione al Ministro della Giustizia sulla lettera inviata all’Anm dalla Capo di Gabinetto del Ministro Giusi Bartolozzi all’ANM riguardante i finanziamenti del Comitato per il NO.
Nell’interrogazione si legge:
“Il Ministero della Giustizia, per il tramite del Capo di Gabinetto, Giusi Bartolozzi, ha inviato una lettera al Presidente dell’Associazione nazionale magistrati (ANM), dott. Cesare Parodi, invitando l’associazione a valutare l’opportunità di rendere noti i finanziatori del Comitato per il NO al referendum sulla riforma della giustizia;
tale richiesta è stata formulata a seguito di un’interrogazione parlamentare presentata dall’on. Enrico Costa, che ha ipotizzato un presunto conflitto tra magistrati iscritti all’ANM e cittadini privati che abbiano effettuato donazioni a sostegno della campagna referendaria per il “No “arrivando a sostenere un possibile finanziamento indiretto dell’ANM.
Dalle dichiarazioni pubbliche rese dal Presidente dell’ANM risulta in modo chiaro che il soggetto beneficiario delle donazioni non è l’ANM, bensì il Comitato per il No, che costituisce un soggetto giuridicamente autonomo, distinto dall’associazione promotrice.
L’ANM è un’associazione privata, finanziata prevalentemente dalle quote dei propri iscritti, e non riceve finanziamenti diretti dallo Stato per la propria attività associativa e sindacale;
appare pertanto giuridicamente forzata e politicamente allusiva la ricostruzione secondo cui le donazioni al Comitato possano determinare un legame formale o economico tra donatori e ANM, tale da incidere sull’imparzialità dei magistrati iscritti all’associazione;
la richiesta ministeriale di rendere pubblici i nominativi dei donatori del Comitato, oltre a non trovare fondamento in uno specifico obbligo normativo, si pone pericolosamente in contrasto con la tutela della privacy dei cittadini e di configurare una forma di pressione impropria nel pieno di una campagna referendaria;
tale iniziativa si colloca in un clima di crescente tensione istituzionale nei confronti della magistratura e rischia di evocare logiche incompatibili con i principi di libertà di associazione, partecipazione politica e autonomia dell’ordine giudiziario sanciti dalla Costituzione.
Per questi motivi chiediamo di sapere:
sulla base di quale presupposto giuridico il Ministro in indirizzo ritenga di poter sollecitare la pubblicazione dei nominativi di privati cittadini che abbiano effettuato donazioni a un comitato referendario autonomo;
se il Ministro in indirizzo non ritenga che tale iniziativa possa configurare un’indebita pressione nei confronti di un soggetto associativo privato e dei cittadini che esercitano il proprio diritto di partecipazione politica;
quali iniziative intenda assumere per garantire il pieno rispetto dell’autonomia della magistratura e della libera partecipazione dei cittadini al confronto democratico, evitando ogni forma di interferenza o delegittimazione”.