“Questa è una riforma che ignora la fame e sete di giustizia per tutti, quel senso della giustizia che si può percepire ascoltando Fabrizio De Andrè: una giustizia che comprenda anche verità e misericordia, che sia innanzitutto a tutela dei diritti dei deboli. E’ questa una riflessione per meglio cogliere le ragioni del No”. Lo ha detto il senatore del Pd Lorenzo Basso alla presentazione, in sala Nassirya di palazzo Madama, del libro “Alla stazione successiva – La giustizia ascoltando De Andrè” di Raffaele Caruso alla quale hanno partecipato Giovanni Bachelet, presidente del comitato per il No al referendum e i senatori dem Alfredo Bazoli, vicepresidente del gruppo, e Vincenza Rando.
“Quest’idea di giustizia – ha spiegato Bachelet – si ritrova indubbiamente nelle canzoni di De Andrè, un’idea che nasce dalla nostra Costituzione che è stata scritta per chi perde le elezioni, per chi è debole, per chi sta male, perché giustizia e libertà siano di tutti. E a chi critica la presenza delle correnti dico che mio padre diceva che i costituenti hanno creato il Csm proprio fosse garantita l’autonomia e l’indipendenza della magistratura e ciò è naturalmente dovuto al fatto che in Italia vi è un’unica associazione nazionale che riunisce i magistrati, mentre altrove, per esempio in Francia, vi sono più associazioni con diverso orientamento.”
“La musica di De Andrè – ha sottolineato il senatore Alfredo Bazoli – è sempre stata dedicata agli ultimi, ai deboli, ai fragili della società e l’autonomia e indipendenza della magistratura sono la base affinchè vengano garantiti i diritti, le garanzie e la libertà di tutti. Non possiamo mettere a rischio questo bene prezioso. E se analizziamo i contenuti tecnici della riforma si illumina l’idea di giustizia che è alla base della riforma della destra. Un chiaro esempio ne è la vicenda di Rogoredo, dove una magistratura libera da condizionamenti sta facendo luce sulla verità dei fatti”.
«Ogni processo porta con sé un dolore – ha detto la senatrice Vincenza Rando – quello di chi ha commesso un reato, ma soprattutto quello di chi lo ha subito. Per questo è fondamentale rafforzare l’attenzione verso le vittime e verso chi rappresenta interessi collettivi. Nelle canzoni di De Andrè c’è sempre lo sguardo verso chi resta ai margini. È uno sguardo che dovrebbe guidare anche il modo in cui pensiamo la giustizia”.
“Riflettere sulla necessità di riforme sulla giustizia è utile e sempre indispensabile, perché la giustizia non è soltanto quella raccontata da De Andrè ne “Il giudice” – ha concluso Lorenzo Basso – ma proprio per questo non bisogna fare passi indietro come fa la riforma, modificando ben 7 articoli della Costituzione”.