“Follini ha ragione nella analisi, ma non
condivido le sue conclusioni. Senza far valere l’extra ecclesiam nulla
salus (che pure, in qualche modo dovrebbe risuonare per Follini),
credo che teorizzare lo spazio dei riformisti soltanto fuori dal
partito democratico, in base alla teoria della crescente
polarizzazione della politica, significherebbe non solo validare, ma
assecondare questa tendenza”. Lo dice Filippo sensi, senatore del PD,
, commentando la riflessione di Marco Follini, nella rubrica
settimanale dell’AdnKronos oggi intitolata “Basta tormenti, ai
centristi non resta che fare da soli”.
“In altri termini, non credo affatto a una deriva testimoniale del
riformismo dentro il dartito democratico, che è e resta un partito
riformatore, per origini, statuto, classe dirigente, radicamento,
missione e spazio politico. Con tutto il rispetto, il PD non è la
versione light di Avs -agginuge Sensi- . Men che meno il generico da
banco di un partito di destra come il Movimento Cinque Stelle. Auguro
ogni fortuna a chi al centro prova a costruire un rassemblement che
stia stabilmente nel campo del centrosinistra. Se ha forza e trazione,
ben venga. Se invece si tratta solo di leader in cerca di popolo, o di
esperimenti da laboratorio in nome del civismo o di rotelline di
scorta per equilibrare meglio la compagine del centrosinistra mi
sembrerebbero degli sforzi un po’ asfittici. Auguri, comunque. Per
contrastare la radicalizzazione di una politica sempre più estrema, a
destra come a sinistra, c’è bisogno che qualcuno non perda mai di
vista che i partiti sono strumenti per rispondere alle richieste dei
cittadini lavorando per andare al GOVERNO, dove a queste richieste si
puo dare una soluzione concreta ed essere giudicati su questa”. “Non
resto nel PD per fare il panda, ma perché credo che il PD sia un
partito di GOVERNO che ascolta, pensa, sta tra le persone, si prende
cura, discute”, conclude.