“Deve essere chiaro che con questa scellerata legge elettorale sul piano della rappresentanza di genere non solo non facciamo un passo avanti, ma ne facciamo due indietro rispetto al Rosatellum che prevede la norma del 60/40, con cui è stato eletto il 33% di donne. La scelta dei capilista da parte dei segretari di partito avverrà senza alcun vincolo di rappresentanza e per quasi tutte le forze politiche, nei diversi collegi, saranno solo i capilista ad essere eletti. L’alternanza di genere riguarderà soltanto le preferenze. In sostanza, l’80 per cento del Parlamento, se non di più, sarà composto di uomini e che questo ‘traguardo’ sia raggiunto attraverso la prima Premier donna conferma purtroppo ciò che abbiamo sempre detto: non basta una donna a Palazzo Chigi per rompere il soffitto di cristallo. Non basta arrivarci, bisogna farlo aprendo strade per le altre e qui sta avvenendo il contrario. Il nodo della rappresentanza di genere è uno tra i più gravi di questa legge. E’ una legge truffa, soprattutto per le donne”. Lo dice la senatrice del Pd Valeria Valente, componente della Commissione Affari costituzionali. “Oltre che per la qualità della democrazia – continua Valente – la presenza delle donne in Parlamento è importante anche per affrontare una delle principali criticità dell’attuale sistema politico: la crisi della rappresentanza. Le donne possono dare un contributo prezioso per accorciare la distanza con i cittadini, perché possono più facilmente rompere gli schemi di una politica spesso incapace di indignarsi di fronte alle ingiustizie, che arriva cinica, fredda, distante, poco legata alla vita reale delle persone. Rammarica che, a meno di soprese alla Camera, le parlamentari del centrodestra abbiano deciso di diventare complici della loro leader, negando anche un pezzo della loro storia”.


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