“Anche alla luce di quanto sta via via emergendo, i fatti di Rogoredo devono far riflettere al di là degli scambi di battute. Noi sosteniamo da sempre l’operato delle forze dell’ordine, alle quali ribadiamo la nostra completa fiducia e non basta certo una ‘mela marcia’ a inficiare l’operato, l’impegno e la credibilità dei corpi di polizia. Tuttavia quando accadono fatti così gravi, come questo di Rogoredo, e si hanno tanti e ripetuti problemi sul fronte dell’ordine pubblico e del controllo del territorio, come i ripetuti incidenti durante le manifestazioni, la questione diventa di tenuta dell’intero sistema sicurezza. Da anni la sicurezza è al centro della comunicazione del governo, ma sia la gestione che le politiche della sicurezza dell’Esecutivo Meloni sono un fallimento. La sicurezza non può essere usata come bandiera identitaria e come terreno di propaganda e poi amministrata con leggerezza. Per questo le dichiarazioni del vicepremier Salvini, del ministro dell’Interno Piantedosi e della stessa Premier Meloni sull’agente Cinturrino appaiono ancora più gravi, di una superficialità inammissibile. Non è stata una gaffe, ma l’ennesimo episodio di utilizzo delle istituzioni a fini di propaganda di un governo che sulla sicurezza ha fallito”. Lo dice la senatrice del Pd Valeria Valente, componente della Commissione Affari costituzionali.
“Il leader della Lega Salvini – prosegue Valente- ha dovuto fare marcia indietro e oggi il Presidente La Russa parla addirittura di pena di morte per l’agente, tanto per abbassare i toni. Ma non basta adesso la logica dell’unico ‘capro espiatorio’, il tema è che la sicurezza va governata con rigore e serietà. Le politiche della destra sulla sicurezza, fatte di istituzione di nuovi reati, di inasprimento delle pene, di propaganda sui migranti e di scarso controllo reale del territorio, al di là delle chiacchiere da ‘duri’ fanno sentire i cittadini più insicuri. Anche adesso, un Esecutivo serio cambierebbe il passo, cosa che non sta avvenendo. Per esempio, le norme inserite nel decreto sicurezza non prevedono uno scudo penale, ma comunque una corsia preferenziale per gli agenti, con il rischio di creare uno spazio di impunità che non tuteli né i cittadini né i corpi di polizia dalle ‘mele marce’”.


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