“Noi oggi scriviamo, tutti insieme e non era scontato, un pezzo di storia nel percorso di emancipazione e di libertà delle donne, un pezzo di storia che segna il diritto e rappresenta un punto di non ritorno nel progresso storico dell’ordinamento giuridico italiano e non solo. Il reato di femminicidio non sarà risolutivo e non farà da deterrente, ma è un salto di qualità nominare il femminicidio nel codice penale, riconoscere ciò che accade alle donne per mano di uomini ancora mossi da una cultura patriarcale ha un valore simbolico, nominare le cose significa farle vivere. Si opera un salto di qualità: cade la pretesa neutralità del codice penale e si comincia a sessuarlo. E’ un salto di qualità perché quella presunta neutralità in realtà legittima un sistema declinato al maschile che discrimina le donne. Le donne per il codice penale sono invisibili, oggi lo sono un po’ meno. Si riconosce che le donne vengono uccise dagli uomini per dominio, potere, controllo, sopraffazione, a seguito di un rifiuto, per negare libertà e scelte di autodeterminazione. E nessuno potrà più dire, per confondere le acque, che la violenza degli uomini sulle donne e quella presunta delle donne sugli uomini sono sullo stesso piano. Il maschicidio non esiste, il femminicidio sì e va cancellato e ovviamente la via maestra rimane la prevenzione, attraverso la formazione degli operatori della giustizia e l’educazione al rispetto e all’affettività”. Lo dice la senatrice del Pd Valeria Valente, componente della Bicamerale femminicidio e del Consiglio di presidenza del Senato.
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