“Il ddl che Fdi ha presentato al Senato per introdurre lo psicologo forense e il Tso per chi si macchia dei reati da Codice rosso rischia di far fare al contrasto alla violenza contro le donne un grosso passo indietro. Per prima cosa il ricorso al Tso, con intervento di psichiatri e psicologi, implica la medicalizzazione della violenza contro le donne: significa far passare il messaggio che gli uomini rei di maltrattamenti, stupro, stalking o femminicidio siano malati. Questo é un grave errore, dal momento che la violenza maschile non é la conseguenza di una o più malattie psichiatriche ma bensì di una matrice culturale di stampo patriarcale e si consuma nell’ambito di relazioni segnate dalla caratteristica asimmetria di potere tra uomini e donne. Disconoscere le cause culturali del fenomeno ci riporterebbe quindi a una lettura non corretta della violenza maschile, rischiando di vanificare non solo tutte le battaglie femministe ma anche l’efficacia stessa delle leggi che abbiamo ottenuto. In secondo luogo non é necessario introdurre ulteriori figure nel processo, che potrebbero tra l’altro non essere adeguatamente specializzate, ma puntare semmai sulla formazione e sulla specializzazione degli operatori di giustizia, così come fa il ddl sul reato di femminicidio approvato dal Senato”. Lo dice la senatrice del Pd Valeria Valente, componente della Bicamerale Femminicidio, che aggiunge: “solo la proposta del registro potrebbe forse essere utile per avvisare meglio le donne del pericolo che corrono”.
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