“La differenza tra dissenso e assenza di consenso nella legge sullo stupro è abissale, non è vero che è una mera tecnicalità. E che il testo della legge sul consenso approvato dalla Camera, grazie all’accordo Meloni-Schlein, esponesse gli uomini alle querele per vendetta, argomento sollevato da Salvini e che di fatto ha portato alla presentazione del testo Bongiorno, è una fake news. I dati parlano semmai del contrario: le donne oggi non denunciano perché chi lo fa paga un prezzo alto agli stereotipi e ai pregiudizi nelle aule di giustizia. I dati dell’Istat sono chiari, solo il 10 per cento denuncia, a fronte di un 30 per cento di donne che in Italia hanno subito una forma di violenza e a fronte di un 24 per cento che ha subito uno stupro. E comunque se davvero per la destra è lo stesso, reintroducano il consenso nella legge sul consenso”. Lo ha detto la senatrice del Pd Valeria Valente a Sky Timeline. “Avevamo voluto la legge sul consenso – ha continuato Valente -per fare un passo avanti alle donne. Il testo Bongiorno è un’inversione a U, peggiora ulteriormente la situazione rispetto ad oggi, rende ancora più faticoso per una donna dimostrare in un’aula giudiziaria la sua volontà, dovrà infatti dimostrare di essersi agitata, di avere scalciato, reagito, fatto qualcosa. Ma nei reati di condotta non è rilevante il comportamento della parte offesa ma sempre e solo quello dell’autore del reato. Pensiamo a una rapina: qualcuno chiede a chi la subisce se e come hai reagito? Non credo che il corpo di una donna valga meno di un oggetto rapinato. Si torni al consenso, come chiedono tutte le associazioni femminili e femministe, le reti e i centri antiviolenza e le convenzioni internazionali tra cui la Convenzione di Istanbul”.


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