Valeria Valente, senatrice del Pd, gli ultimi giorni di campagna elettorale sono diventati roventi: addirittura il centrodestra, con il capo di gabinetto del ministro Nordio, parla di “levarsi da torno i magistrati”.
«Le parole di Giusi Bartolozzi sono un punto di non ritorno, ai limiti dell`eversione. E la reazione del governo a partire dal ministro Nordio a dir poco imbarazzante. Per recuperare un minimo di serietà c`era una sola risposta possibile: chiederne le immediate dimissioni. Ma siamo ben lontani da questo rigore. Del resto la stessa premier Meloni continua ogni giorno a delegittimare la magistratura, raccontando che i giudici ostacolano il lavoro del governo, forse anche per coprire i tanti fallimenti del suo Esecutivo. Di fatto con questa riforma non risolvono i problemi della giustizia, ma puntano a un potere senza pesi e contrappesi, perché inteso non come responsabilità ma come comando».
Ma quali sono i punti deboli della riforma firmata?
«Viene spacciata per una separazione delle carriere, quando la separazione delle funzioni c`è già, è stata completata con la riforma Cartabia. Crea un pubblico ministero fuori dalla cultura della giurisdizione, “avvocato dell`accusa” e, nel lungo periodo, dotato di un potere quasi illimitato che per questo dovrà essere per forza sottoposto al potere esecutivo, anche guardando a quanto è
accaduto in altri paesi che hanno fatto scelte analoghe. Ma soprattutto spacca in due il Csm, l`organo di autogoverno e di tutela dell`indipendenza della magistratura, prevedendo due organismi, uno per i pm e uno per i giudici. La fine della cultura della giurisdizione. E ne sottrae la sezione disciplinare affidandola a un`alta corte presieduta non più dal presidente della Repubblica, ma da un laico e il cui funzionamento è tutto da scrivere, dalla futura maggioranza. Ed è la prima volta nella storia repubblicana che una riforma costituzionale viene licenziata senza approvare un solo emendamento».
Il correntismo è comunque un nodo mai sciolto: si risolve con il sorteggio?
«Assolutamente no. Mi domando: cosa vieta a un magistrato sorteggiato di aderire a una corrente in un secondo momento? Nulla. E se venissero sorteggiati a caso tutti magistrati e magistrate di una sola corrente?».
Il No sembra in vantaggio.
«Il No sta crescendo, lo confermano le reazioni scomposte di maggioranza e governo. La premier Meloni attacca quasi ogni giorno i magistrati, dicendo che dall`Albania al Ponte sullo Stretto passando per i fatti di Torino la magistratura impedirebbe al governo di fare il suo lavoro. Mi spiace doverlo dire con tanta nettezza, ma solo chi non ha il senso delle istituzioni può dire una cosa del genere. La magistratura non può intervenire su cosa fa l`Esecutivo, ma deve dire se lo fa rispettando le norme, perché nessuno è al di sopra della legge e chi ha responsabilità istituzionali odi governo deve sentire di più questa responsabilità”.
Il No dei magistrati non può essere una posizione conservativa?
«I magistrati che hanno scelto di votare No stanno difendendo l`equilibrio dei poteri e l`attuale assetto costituzionale della nostra democrazia, una giustizia separata dal potere politico e in ultima analisi i diritti di tutti, anzi soprattutto dei più vulnerabili e meno potenti. E` a loro che una magistratura indipendente e una giustizia funzionante servono di più».
Cosa dice ad alcuni esponenti di centrosinistra per il Sì?
«La separazione delle carriere in passato è stato un tema che ha trovato condivisioni ed infatti in quella direzione abbiamo operato, attuandola nei fatti. Ma oggi la posta in palio è ben altra. Questa riforma prova a riscrivere le fondamenta del nostro stato di diritto con una curvatura autoritaria e antidemocratica che dovrebbe essere ormai chiara a tutti. Per questa destra la democrazia è troppo faticosa. Per noi una conquista da tenerci stretta».


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