“Abbiamo appreso con sollievo la notizia della telefonata che, dopo oltre 5 anni, ha interrotto il silenzio imposto dalla giunta militare birmana a Aung San Suu Kyi e a suo figlio Kim. Cinque anni di sofferenza e di solitudine che la leader, premio Nobel per la pace, Aung San Suu Kyi, ha trascorso agli arresti a seguito del colpo di stato militare volto a impedire il ritorno al governo delle forze democratiche birmane. Si tratta di una notizia finalmente positiva perchè conferma che Aung San Suu Kyi è viva, ed è agli arresti domiciliari ma soprattutto perché ha restituito a una madre e a un figlio il diritto a scambiarsi almeno una telefonata. Facciamo nostre le parole di Kim che ha combattuto giorno dopo giorno al fianco della madre: una telefonata non rappresenta il ritorno a relazioni famigliari stabili e relazioni famigliari stabili non rappresentano, quand’anche venissero ripristinate, un ritorno alla libertà, cioè a quella condizione cui Aung San Suu Kyi ha pieno diritto avendo subito un processo farsa e una condanna politica. Ci associamo a quanti chiedono ovunque nel mondo che Aung San Suu Kyi torni a vivere libera e che lo stato di diritto per il cui ristabilimento nel suo Paese lei stessa si è battuta fino all’ultimo, sia ripristinato in Myanmar”. Così la senatrice Sandra Zampa, presidente della sezione Italia-Myanmar dell’Unione interparlamentare e Albertina Soliani, già presidente dell’associazione Amici della Birmania.
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