«Bisogna smetterla con questo stillicidio di esternazioni estemporanee e di tergiversare». È allibita e dura la senatrice riformista dem di ascendenza prodiana Sandra Zampa, secondo cui «occorre convocare la direzione del partito per prendere per le corna nella sede propria le questioni relative al programma, l`alleanza, le primarie. Sennò rischiamo di non entrare mai in partita».
Senatrice Zampa, da dove vogliamo partire?
«Per me dal fatto che siamo in presenza di una tempesta di interviste e dichiarazioni in libertà, a cominciare da primarie si o no invece che dal confronto indispensabile nei luoghi deputati».
La Direzione nazionale?
«Invece che leggere sui giornali un giorno sì e l`altro pure cosa pensano Caio e Sempronio, credo indispensabile che la segretaria Elly Schlein, e nello specifico il presidente Stefano Bonaccini, convocassero la direzione – e anche più d`una – per aprire una discussione vera che affronti i molti temi all`ordine del giorno. Uno dei quali, indispensabile su cui chiarirsi tra di noi oltre che con gli alleati, è quello delle primarie. Leggere che importanti esponenti non le vorrebbero mi pare surreale. Penso serva un progetto che si chiama programma di governo, come pensiamo di costruirlo e con chi. E non possiamo rinviare tutti i giorni aspettando gli altri».
Sta insomma criticando l`inerzia del Nazareno?
«Si è sempre detto che il Pd è l`anima del centrosinistra. Anche oggi siamo di gran lunga il primo partito. Tocca perciò a noi prendere in mano la partita, invece di sprecare giornate su primarie sì o no».
Lei crede che servano e funzionino?
«La mia cultura e militanza sono native Pd. Non significa che le primarie siano un dogma. Ma nemmeno che si possa risolvere questo problema con dichiarazioni estemporanee e nostalgie dei caminetti».
Anche fondatori dem come Prodi e Bersani sono preoccupati da primarie divisive…
«La preoccupazione di Prodi è che tutto si esaurisca in scelte personalistiche. Le primarie sono state una scelta di democrazia in cui c`era l`idea, andata smarrendosi in questi anni, di restituire potere di scelta a chi vota. Stante la riforma elettorale della maggioranza con indicazione della premiership (e su cui dobbiamo fare una battaglia per il doppio turno per non cedere ai ricatti degli estremi), indietro non si può tornare. Ogni giorno in cui si mettono in discussione le primarie si producono danni».
Solo che l`irriducibile acrimonia tra Pd e M5S rischia di allontanare dal voto politico gli sconfitti alle primarie. Perciò si vagheggiano nomi condivisi come nelle amministrative.
«Non ho paura della democrazia, che è sempre vincente. Se però tutti i giorni dal Pd si dice che è meglio evitare le primarie, non si fa che indebolire la candidata naturale Schlein e anche le altre. Secondo me vanno fatte in una coalizione in cui si possano fare avanti in molti e con il doppio turno per rafforzare le relazioni tra i partiti e gli elettori che partecipano».
Ma questo stritolerebbe Conte, che infatti vuole il turno secco.
«Il ballottaggio non serve ad allargare la partecipazione degli alleati ma degli elettori, che si devono identificare nelle battaglie. Questo serve ad aumentare i consensi. Io sono tra coloro che pensano che il Pd possa portare a casa una propria candidatura, ma anche che ciò non basti. Una coalizione dove possano farsi avanti in molti è un vantaggio anche per Conte. Che sta facendo la sua parte e si dimostra competitivo. Noi cosa aspettiamo?».
La lettera di Schlein sulla tassazione degli extraprofitti non è già un modo per stare in campo eludendo la polemiche sul woke?
«Certo. E ha fatto benissimo a farla. È ora di prendere decisioni. Che vanno adottate nella sede propria: la direzione del Pd. Non basta denunciare i fallimenti di una maggioranza che non ha fatto niente per gli italiani. Una famiglia italiana cosa può dire di avere ricevuto dal governo Meloni su sanità, scuola, economia, capacità di competere? Solo bugie propagandistiche da campagna elettorale, come sulle politiche migratorie. Oggi abbiamo il dovere di dire all`Italia cosa proponiamo. È ora».