Il presidente dei 5Stelle dichiara che non firmerà un programma che prevede aiuti militari a Kiev? Il senatore Alessandro Alfieri, responsabile Riforme del Pd, replica fermo: «La nostra linea non cambia. Fin dal principio abbiamo detto che bisogna sostenere con ogni mezzo il diritto a difendersi del popolo ucraino barbaramente aggredito da Putin. E siamo sempre rimasti coerenti, votando a favore degli aiuti militari, così come anche il M5S ha fatto durante il governo Draghi. Dopodiché, oltre al merito, c`è pure una questione di metodo».
Quale sarebbe?
«Il Pd ha dimostrato grande disponibilità a costruire posizioni comuni in politica estera: su Iran e Hormuz, sanzioni ai coloni violenti in Cisgiordania e ai ministri estremisti. È un errore dire a priori che non c`è la volontà di trovare una sintesi, tanto più nel momento in cui Putin sta intensificando i bombardamenti sui civili inermi e le infrastrutture energetiche di Kiev per lasciare i cittadini al freddo e al buio nell`inverno imminente».
Conte deve venire a Canossa?
«Oggi la situazione sul campo sta cambiando radicalmente. Lui ha affermato di voler aiutare il popolo ucraino, non può non prenderne atto. Specie adesso che Zelensky ha aperto sul piano di pace, facendo dei passi avanti rispetto al passato. Penso alla demilitarizzazione di parte del Donbass, che però Putin ha respinto».
E se non volesse? Troverete una formula sufficientemente ambigua da lasciare aperte tutte le opzioni?
«Nessuna ambiguità è possibile: a Kiev va dato ogni supporto, anche militare, possono arrivarci pure i 5Stelle. I ripetuti attacchi indiscriminati con missili balistici e ipersonici sull`Ucraina, così come l`aumento di sabotaggi e di sorvolo di droni nei paesi Ue, uniti al rifiuto categorico di Putin di arrivare a un cessate il fuoco, sono elementi di novità che, sono convinto, Conte terrà in debita considerazione».
Ma se il M5S non sottoscriverà questa linea, romperete l`alleanza o ingoierete il rospo pur di correre uniti alle elezioni contro Meloni?
«Né l`una né l`altra, si lavora con pazienza per conciliare le diverse sensibilità. Ci sono tanti punti su cui possiamo ritrovarci: dobbiamo rafforzare l`iniziativa diplomatica e rilanciare il protagonismo europeo, su questo siamo tutti d`accordo. Non possiamo consentire che a trattare sulla fine del conflitto siano Usa, Cina e Russia senza che al tavolo sieda anche l`Ue. La proposta di un negoziatore è fondamentale».
Pure su riarmo e difesa comune restano però grandi differenze.
«È naturale, altrimenti staremmo tutti nello stesso partito. Ma sono certo, conoscendo il pragmatismo di Conte nei suoi anni al governo, che arriveremo a un`intesa».
Pragmatismo o trasformismo, visto che quando era alleato con voi ha alzato la spesa militare, ma ora sembra aver cambiato idea?
«Il presidente Conte è troppo accorto per non sapere che bisogna sempre coniugare le promesse in campagna elettorale con il rispetto degli obblighi internazionali assunti dall`Italia negli organismi multilaterali di cui fa parte».
Non c`è il rischio che, il capo dei 5Stelle lo ha già detto, chi vince le primarie possa poi far prevalere il suo orientamento politico su Kiev?
«No. Le primarie funzionano se c`è una cornice programmatica condivisa. Chi le vince interpreterà la sfida per il governo con il suo stile e la sua personalità, ma dovrà incarnare la linea stabilita insieme al tavolo della coalizione. Non è che possono diventare un modo per risolvere i nodi politici che non abbiamo affrontato in precedenza».
Per Schlein viene prima il programma, la diatriba con Conte si trasformerà in una lotta fratricida ai gazebo tra “bellicisti” e pacifisti?
«Non se definiremo una piattaforma comune su cui confrontarci, altrimenti faremmo danni. Ogni partito porterà le sue priorità, senza strumentalizzazioni né diktat, dentro un quadro che ci vede uniti soprattutto sull`agenda economica e sociale, quella su cui verremo giudicati nelle urne. Abbiamo già dimostrato, alle amministrative e in Parlamento, di essere una squadra coesa. Con questa consapevolezza scioglieremo il nodo Ucraina senza farlo diventare esiziale per il futuro dell`alleanza».
E se non ci riuscirete?
«Non faremo alla destra il regalo di dividerci, com`è successo nel `22. Gli elettori non ce lo perdonerebbero».


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