Due linee a sinistra? “Il sostegno all`Ucraina c`è e ci sarà”, dice il dem Sensi Roma. La sottile linea rossa corre lungo il perimetro del centrosinistra: si va dal basta con le armi all`Ucraina (vedi alla voce Giuseppe Conte, anche se con infinite sfumature a seconda del contesto) all`”abbiamo sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ucraino ingiustamente invaso dall`offensiva militare di Putin” (vedi alla voce Elly Schlein a Reggio Emilia) all`idea-ossessione del “negoziatore”. Nello spazio tra queste posizioni, però, si colloca la realtà, dice il senatore dem Filippo Sensi: “Il sostegno all`Ucraina c`è e ci sarà, e non solo da parte del Pd, ma da parte dell`intera coalizione di centrosinistra in via di costruzione. Non c`è a oggi un`alleanza già formata; ci sono alcuni partiti che da tempo lavorano insieme, all`esterno e all`interno del Parlamento, Italia Viva compresa. E c`è la volontà di costruire insieme, e con le eventuali altre forze che arriveranno, un`offerta politica credibile”. Vaste programme. Ma Sensi si mostra convinto: “Quali che siano formato e composizione dell`alleanza, il sostegno all`Ucraina – militare e politico – non mancherà”. Ora quindi sono soltanto parole? E lo sarebbero se alle primarie non vincesse Schlein? “E` impensabile che un governo europeo di qualunque colore, a meno non sia guidato da un Nigel Farage, da un Viktor Orban o da un Roberto Vannacci, possa avere una posizione diversa dal sostegno totale all`Ucraina”. Qualcuno l`ha pensato, tuttavia. “Un conto e parlare per posizionamento, un conto è ignorare il fatto che, con quella posizione, nel centrosinistra italiano non vai da nessuna parte”. Anche perché la Russia non è ferma, anzi. “Mi fa sempre specie quando si dice che la guerra può arrivare in Europa`, come se la guerra non fosse già in Europa e come se l`Ucraina fosse collocata in un altrove che non ci riguarda. Lo trovo agghiacciante, come trovo assurdo avviare un dibattito sul negoziatore mentre Kiev e Odessa vengono bombardate tutti i giorni. E mentre Conte parlava del no alle armi, due giorni fa, la Russia bombardava a un chilometro dalla Polonia. Non c`è nulla da dimostrare: purtroppo parlano i fatti. E, con questi fatti, una posizione isolazionista, egoista, indifferente o sensibile alle ragioni di Putin non può avere cittadinanza in una democrazia liberale. Non a livello di azione politica, cioè se si esce dal regno delle pure opinioni”. La Svezia frena però l`onda nera. Sospiro di sollievo, inversione di tendenza, caso isolato? “A uno sguardo ravvicinato, la Svezia ci mostra un dato interessante: a Stoccolma si confrontavano un centrodestra per la prima volta disposto a governare con una formazione di estrema destra, prima confinata alla posizione dell`appoggio esterno, e una coalizione di centrosinistra complicata da costruire, dove c`era un partito di centro non disposto a cedere a compromessi con il partito di sinistra suo alleato. Situazione non molto dissimile dalla nostra. Ma, nonostante queste diversità, su alcuni punti non c`era discussione: la Svezia e entrata nella Nato, punto; la Nato nessuno la discute. E, nel programma del partito gemello del Pd in Svezia, non c`è soltanto il sostegno militare all`Ucraina e alla Nato, ma il sì al riarmo nazionale, con tanto di leva”. Servirebbe forse un seminario, una gita al Nord, per il nostro centrosinistra? “Se pensiamo che l`aggressione sia all`Europa, alla democrazia e ai nostri valori liberali, quello che avviene in Svezia, così come in Ucraina, ci riguarda da vicino. La guerra ci è già entrata in casa. E se non vuoi metterti l`elmetto, devi fare discorsi chiari e di responsabilità, in modo che le persone ti capiscano”. C`è chi non fa discorsi chiari? “Trovo truffaldino il tentativo, in particolare da parte del M5s, di utilizzare le parole disarmo e riarmo come la nuova faglia, come il confine tra quello che è di sinistra e quello che non lo è. Io sono sempre stato per la pace, ma pensare che il filtro della politica italiana nel nostro paese sia la linea riarmo-disarmo la considero una truffa. Per non parlare della retorica di chi punta sul `danno soldi alle armi e .li tolgono al Welfare`. E` il packaging dietro al quale si nasconde una cosa sola: l`abbandono dell`Ucraina a se stessa. Un grande paese europeo come l`Italia non può permettersi questa scelta”. Sensi consiglia alle “anime belle” di leggere “Not born for war”, il libro dall`ucraino Artem Chapai: “Un uomo di sinistra, pacifista e femminista, che, davanti all`invasione russa non ha potuto fare altro che mettere in salvo moglie e figli e arruolarsi. Sono un uomo di pace, ci dice, ma come fate voi a voltarvi dall`altra parte, tanto più se siete di sinistra?”.
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