“Quattro anni fa la Russia ha aggredito l’Ucraina. In Europa nessuno credeva che ciò sarebbe potuto avvenire a differenza dell’amministrazione Biden, che sosteneva che le azioni di Mosca andavano proprio in direzione di un attacco. E così fu. L’Europa reagì e nel nostro Paese il Pd fu il primo a dire da che parte stava: con l’Ucraina permettendo al suo popolo di esercitare la propria legittima difesa. E così è stato in tutti i provvedimenti. Da ultimo ieri in Commissione. Anche oggi lo avremmo fatto se non fosse stata ancora una volta usata la fiducia per coprire le profonde divisioni della maggioranza. Noi chiaramente non voteremo la fiducia. Abbiamo garantito fin dall’inizio il nostro supporto al popolo ucraino, applicando la direttiva 55 per accogliere quanti sono stati costretti a scappare dall’Ucraina e permettere loro di studiare , lavorare e accedere alle cure mediche. Abbiamo sempre lavorato perché la maggior parte degli aiuti fossero economici per sostenere il bilancio ucraino e pagare stipendi e servizi. E a dispetto della acrobazie verbali della Lega continuiamo a garantire anche sostegno militare. La Lega parla di decreto per la pace perché hanno tolto dal titolo la parola militare. Peccato che per arrivare alla pace servano le garanzie di sicurezza per l’Ucraina: quelle garanzie che proprio Putin, di cui la Lega continua a subire la fascinazione, rifiuta. Peccato che per arrivare alla pace serva il pieno coinvolgimento di quell’Europa che la Lega in ogni occasione cerca di indebolire. E’ stato chiesto da tempo di avere un inviato europeo per la pace. Ieri, per la prima volta, anche la presidente Meloni ha fatto filtrare alla riunione dei Volenterosi che sarebbe d’accordo. Naturalmente lo ha detto a mezza voce per non deludere l’amico Trump. Ecco se crediamo veramente nella pace allora è necessario andare oltre, superare le ambiguità e rafforzare convintamente l’Europa. Il problema è che la maggioranza e il Governo invece si rimettono nelle mani di Trump. Abbiamo ancora negli occhi le immagini di Tajani, unico ministro europeo presente al Board of peace, con il cappellino MAGA in mano, neanche fosse alla convention per le primarie repubblicane. Oggi la Commissione europea sta ragionando a forme innovative di allargamento per coinvolgere in tempi rapidi Paesi come l’Ucraina che hanno bisogno di un orizzonte politico chiaro ma che devono fare riforme profonde. L’Italia deve decidere da che parte stare. Trump sta asfaltando proprio quei meccanismi multilaterali che negli anni hanno garantito la pace. I Paesi membri dell’UE negli anni hanno costruito la pace con una progressiva cessione di sovranità che ha spinto ad una integrazione sempre maggiore. Così ci siamo risollevati dalle macerie della seconda Guerra mondiale, fino al processo di allargamento portato avanti da Romano Prodi che ha risposto a criteri politici e non economici per arrivare a chiudere la ferita di una Europa divisa dalla cortina di ferro. Il Governo italiano, non scegliendo, finisce per seguire la linea dei nazionalismi, che nella storia non ha mai portato alla pace. A differenza della linea di Trump, che il Governo appoggia pienamente, noi pensiamo che le relazioni internazionali non si debbano sviluppare solo in una dimensione bilaterale basate sui rapporti di forza. La Nato infatti è nata non solo come alleanza politico militare ma soprattutto come comunità che condivideva i principi e i valori delle democrazie liberali. Su questa base il nostro compito deve essere quello di dare al popolo ucraino garanzie di sicurezza per poter decidere liberamente il proprio futuro e offrire una prospettiva di piena integrazione europea”. Così il senatore Alessandro Alfieri , capogruppo Pd in Commissione Esteri e Difesa, nel corso delle dichiarazioni di voto sul Dl Ucraina nell’aula di palazzo Madama.


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