“La risposta del Governo oggi in Senato sulla vertenza Ericsson è inaccettabile e del tutto inadeguata rispetto alla gravità e all’urgenza della situazione. Dopo che la Presidente del Consiglio aveva annunciato il ritiro dei licenziamenti, la procedura collettiva non è mai stata ritirata e la trattativa si è conclusa senza accordo. Ora 131 lavoratrici e lavoratori rischiano concretamente di perdere il posto. Non è ammissibile che il Governo continui a rivendicare come un successo un risultato che non ha scongiurato i licenziamenti e non offre alcuna garanzia sul futuro delle attività di ricerca a Genova”.
Lo dichiara il senatore del Partito Democratico Lorenzo Basso, vicepresidente della Commissione Ambiente, Trasporti e Innovazione tecnologica del Senato, intervenendo sulla risposta in Senato del viceministro Valentini alla sua interrogazione parlamentare relative alla vertenza Ericsson.
“Non si può spacciare per soluzione una procedura che prevede uscite incentivate entro il 31 dicembre, mentre per chi non accetta rimane il rischio concreto del licenziamento. E soprattutto è inaccettabile che il Governo pensi di lasciare alle istituzioni territoriali la gestione della fase decisiva di una vertenza con una multinazionale come Ericsson. Non siamo di fronte a una semplice crisi occupazionale locale, ma al rischio di perdere competenze scientifiche e tecnologiche strategiche nel campo dell’ottica e della fotonica, costruite in anni di ricerca e sviluppo agli Erzelli. Non si può invocare continuamente la sovranità tecnologica nazionale e poi assistere senza intervenire alla dismissione di attività di ricerca così importanti per il Paese”.
“Il Governo deve assumersi fino in fondo le proprie responsabilità, riportando immediatamente la trattativa a livello ministeriale, come chiedono unitariamente i sindacati, e mettendo in campo tutti gli strumenti disponibili per scongiurare i licenziamenti, salvaguardare le professionalità e garantire la continuità delle attività industriali e di ricerca. Occorre pretendere da Ericsson un piano industriale chiaro, con impegni verificabili sul futuro del sito genovese, e fare piena luce sulle agevolazioni pubbliche riconosciute all’azienda, sugli obblighi assunti e sugli strumenti previsti dalla legge per tutelare l’interesse pubblico”.
“I lavoratori e le organizzazioni sindacali hanno indicato richieste precise. Il Consiglio comunale di Genova e il Consiglio regionale della Liguria, con due ordini del giorno approvati all’unanimità, hanno chiesto un intervento nazionale e garanzie concrete sul futuro dello stabilimento. Il territorio ha dimostrato unità e responsabilità. Ora il Governo non può voltarsi dall’altra parte, né limitarsi a monitorare una crisi che rischia di diventare irreversibile. Dal 26 novembre potrebbero partire le lettere di licenziamento: il tempo sta scadendo. I ministeri competenti convochino immediatamente un nuovo tavolo nazionale e assumano direttamente la responsabilità di una trattativa che non può essere scaricata su Genova e sulla Liguria. Il compito del Governo non è accompagnare la perdita di posti di lavoro e competenze strategiche, ma utilizzare ogni strumento a disposizione per impedirla”, conclude Basso.