“La risposta del viceministro Valentini nell’Aula del Senato alla nostra
interrogazione sulla vertenza Ericsson di Genova mi lascia
stupefatta, molto piu’ che insoddisfatta. Bisognerebbe che
il governo si mettesse nei panni dei lavoratori di
quell’azienda, che dopo aver ascoltato la Premier annunciare
che non ci sarebbero piu’ stati licenziamenti collettivi, si
vedono proporre, con l’assenso dell’Esecutivo, una procedura
di fuoriuscita forzata: se non accettano l’incentivo
comunque a dicembre staranno a casa perche’ a gennaio si
chiude. Una procedura che di fatto, come sta avvenendo in
molti altri casi, maschera da ‘consenso volontario’ appunto
un licenziamento collettivo e questo e’ inaccettabile”. Lo
ha detto in Aula la senatrice del Pd Susanna Camusso.
“Bisognerebbe anche – ha continuato Camusso – che il governo
dicesse qualcosa ad aziende come questa che hanno utilizzato
risorse pubbliche per fare investimenti e quando poi
organizzano l’internazionalizzazione del gruppo non si
occupano piu’ ne’ dei lavoratori ne’ del paese in cui hanno
l’insediamento. Visto che anche il comune di Genova e la
regione Liguria sono interessati al destino dello
stabilimento Ericsson e dei lavoratori, ci saremmo aspettati
da parte del ministero del made in Italy non un generico
‘continuiamo a seguire’, ma la convocazione di un tavolo
strutturale anche per capire cosa sara’ delle
professionalita’ impiegate nello stabilimento e delle
attivita’ di ricerca. Penso ci sia invece la rassegnazione
da parte del ministero, che addolcisce piani industriali e
ristrutturazioni che stanno indebolendo l’industria italiana
e anche la capacita’ di ricerca e innovazione del Paese”.