“I morti per mano della
violenza politica non hanno distinzione. Dunque Sergio Ramelli,
il giovane studente di destra ucciso negli anni ’70 da
estremisti di sinistra, deve essere ricordato al pari delle
vittime di segno diverso, non c’è dubbio. Ma l’iniziativa di
Fratelli d’Italia di intitolargli un immobile in Provincia di
Brescia, cui si è unita Forza Italia, con la sola astensione
meritoria di un esponente della Lega, ha il sapore acido della
strumentalità, del revanchismo, della faziosità, su un tema che
meriterebbe ben altra sensibilità”. Così il deputato bresciano
del partito democratico Alfredo Bazoli commenta il voto del
consiglio provinciale di Brescia.
“Se si voleva fare un’operazione di memoria condivisa era
sufficiente ricordare i morti di ogni segno politico, o almeno
associare a quel nome, un ragazzo milanese che non mi risulta
avesse rapporti con la nostra città o la nostra provincia,
qualche altra biografia di vita interrotta per mano neofascista.
O magari scrivere in premessa nero su bianco nella mozione che
le stragi che hanno insanguinato il nostro Paese sono di matrice
neofascista, ciò che non riescono a dire né il presidente del
Senato né la presidente del Consiglio ivi citati. E invece no”
spiega Bazoli. “Il significato è dunque chiaro – conclude -:
siamo la destra, siamo al potere, è ora di prenderci la
rivincita, è ora di riscrivere la storia, è ora di imporre i
nostri simboli, che siano il povero Sergio Ramelli, o il
fondatore di Ordine Nuovo Pino Rauti, cui è stato intitolato un
circolo bresciano di Fratelli d’Italia. Un’operazione che serve
solo a dividere, ad aprire solchi, a creare risentimenti, in una
città che è stata ferita dalla violenza neofascista e che ha
fatto di tutto, a partire dalla Casa della Memoria, per creare
le condizioni di una riflessione storica seria e consapevole”.


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