“La riforma della giustizia è un pretesto per colpire e indebolire la magistratura, un contropotere che la destra italiana, al pari di tutte le destre mondiali da Trump a Orban, considera troppo ingombrante. Per questo non è stata né discussa né condivisa con l’opposizione, e per la prima volta nella storia repubblicana una riforma della costituzione verrà scritta dal governo e passerà senza neanche una modifica del parlamento. Un vero tradimento dello spirito costituente”. Lo dichiara il sen. Alfredo Bazoli, vicepresidente del gruppo Pd.
“La riforma -aggiunge – non affronta uno solo dei veri e noti problemi della giustizia italiana, dalla lentezza dei processi all’eccessiva discrezionalità dei pubblici ministeri alle carenze degli organici, ma separa le magistrature in due, quella inquirente e quella giudicante, e spezza in tre il Csm, l’organo che garantisce l’autonomia dei giudici, per renderlo più debole, docile e addomesticabile. Il pubblico ministero separato dai giudici diventerà ancora più forte e potente di quanto non sia oggi, e il passo successivo sarà inevitabilmente quello di sottoporlo a qualche forma di controllo da parte della politica, obiettivo non dichiarato ma evidente”.
“E’ una riforma che manomette la costituzione a forza – conclude Bazoli – e che a fronte di benefici assai discutibili e dubbi presenta rischi molto forti per l’equilibrio dei poteri su cui si regge la nostra democrazia. Spiegheremo ai cittadini italiani cosa c’è in gioco con il referendum che verrà indetto sulla riforma, e confidiamo che respingeranno la minaccia che rappresenta”.