Francesco Boccia, presidente dei senatori del Pd, ora la battaglia si sposta a Palazzo Madama. E Ignazio La Russa fa capire che Fratelli d`Italia potrebbe ripresentare un emendamento sulle preferenze.
«Il Parlamento non è il luogo dove si riparano le sconfitte del governo. Nelle parole del presidente La Russa riaffiora, ogni tanto, una diversa idea della Costituzione. Per noi è il fondamento della Repubblica, per loro sembra diventare un ostacolo quando limita il potere della maggioranza. Alla Camera non è stato bocciato un semplice emendamento. È stata respinta un`idea di democrazia. Chiamavano “preferenze” un testo che manteneva i capilista bloccati, lasciava i nominati scelti dalle segreterie e cancellava perfino l`alternanza di genere. Una premier donna avrebbe fatto fare alle donne un passo indietro. Altro che preferenze: era propaganda. E una parte della stessa maggioranza l`ha respinta».
Al Senato non c`è il voto segreto. Per voi la battaglia sarà più difficile…
«La sostanza non cambia entrando in un altro ramo del Parlamento. Il dato politico è uno solo: le opposizioni sono rimaste unite, la maggioranza si è divisa. Questo resterà il fatto politico di questa legislatura. Noi continueremo a fare un`opposizione rigorosa ma soprattutto a denunciare una deriva: utilizzare il Parlamento per risolvere i problemi della maggioranza. Le Camere non sono il pronto soccorso del governo».
La Russa dice al Corriere della Sera che la richiesta di dimissioni di Giorgia Meloni è una forzatura.
«Una volta si chiamava responsabilità istituzionale. Oggi questa destra confonde il governare con il comandare. Ma l`Italia resta una Repubblica parlamentare. Quando una maggioranza perde il controllo dei propri numeri su una riforma che considera decisiva, non può far finta che non sia successo nulla. Il problema non è dell`opposizione. È della presidente del Consiglio».
Al Senato il testo potrebbe passare addirittura prima della pausa estiva?
«Sarebbe una forzatura gravissima. Il Senato ha davanti centinaia di provvedimenti che riguardano la vita quotidiana degli italiani: sanità, salari, scuola, trasporti, politiche industriali, energia. E invece ci chiedono di fermare il Parlamento per discutere dei loro problemi di potere. Fanno vertici notturni sulla legge elettorale, ma non trovano mai la stessa urgenza per abbattere le liste d`attesa, aumentare i salari o sostenere famiglie e imprese. È la fotografia di questo governo: il potere viene prima delle persone».
Dica la verità: il Pd non vuole le preferenze.
«È semplicemente falso. I fatti dicono il contrario. Abbiamo votato tutti gli emendamenti delle opposizioni che superavano davvero le liste bloccate. La destra li ha bocciati tutti. Perché? Perché non voleva le preferenze. Voleva continuare a scegliere i parlamentari nelle segreterie, chiamando questa operazione “preferenze”. Il Pd è il partito che le preferenze le pratica da sempre: alle Europee, nelle regioni, nei comuni. Noi non abbiamo paura della scelta dei cittadini».
Come legge il voto di Fratelli d`Italia all`emendamento dei vannacciani?
«Quando una maggioranza rincorre continuamente la propria destra significa che ha smesso di guidare ed è costretta a inseguire. È quello che sta accadendo a Giorgia Meloni vittima forse del richiamo della foresta».
Il centrosinistra ora appare unito. Ma durerà?
«Il centrosinistra è unito. E lo dimostriamo ogni giorno in Parlamento e nei governi locali. L`unità non nasce da una legge elettorale. Nasce da una responsabilità verso il Paese. Elly Schlein ha avuto il merito di avviare, fin dall`inizio della sua segreteria, un percorso testardo e generoso di ricostruzione dell`alternativa. Oggi quel lavoro ha dato i suoi frutti. Noi siamo uniti dalla difesa della Costituzione, dell`Europa, della sanità pubblica, del lavoro, della scuola, della coesione territoriale e della qualità della democrazia. Certo, discuteremo di programmi e leadership. Ma c`è una differenza decisiva: noi stiamo costruendo un progetto per governare l`Italia. La destra, invece, sta cambiando le regole per conservare il potere».


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