Un disegno di legge perché la Repubblica riconosca, promuova e adotti l’uso di un linguaggio rispettoso delle regole grammaticali della lingua italiana e non discriminatorio nei confronti delle donne. E’ quello presentato a prima firma della senatrice del Pd Valeria Valente (A.S.1752) e illustrato oggi in una conferenza stampa nella Sala Nassirya del Senato, alla quale hanno partecipato anche Maria Tiziana Lemme, giornalista dell’Associazione Femminile Maschile Neutro; Rosanna Oliva de Conciliis presidente onoraria della Rete per la Parità; Valerio de Gioia, magistrato; Ilaria Boiano, avvocata co-responsabile ufficio legale Differenza Donna; Cecilia Robustelli linguista e la senatrice dem Anna Rossomando, vicepresidente del Senato.
Il ddl propone di disporre che le pubbliche amministrazioni, negli atti amministrativi, nella corrispondenza, nella denominazione di incarichi, di funzioni politiche e amministrative, siano tenute a fare riferimento sia alle donne che agli uomini. In particolare, si introduce l’obbligo di utilizzare la parola “persona” invece dell’estensivo ritenuto neutro “uomo” e di concordare il titolo funzionale, accademico, professionale, istituzionale e onorifico con il sesso della persona al quale è attribuito, quindi anche al femminile. Il testo prevede anche modifiche al codice civile e di procedura civile e al codice penale, utilizzando “assassinio” al posto di “omicidio”, “persona” al posto di “uomo” utilizzando sempre in senso estensivo, modificando una serie di incongruenze, tra cui quella eclatante dell’articolo 583-bis del Codice penale sulle mutilazioni genitali, che pur riguardano esclusivamente le bambine e le ragazze, indicano quali vittima “un cittadino straniero”.
“Ringraziamo per questo ddl Maria Tiziana Lemme e Rosa Oliva de Conciliis – ha detto la senatrice del Pd Valeria Valente – Lo abbiamo presentato perché il linguaggio è importante, è pensiero, visione. Mai come in questi giorni è chiaro. Una donna che si definisce ‘il’ presidente del Consiglio può più facilmente costruire una legge elettorale che escluda le donne dal Parlamento, come ha tentato di fare la Premier Meloni. Il maschile non è neutro, è lo specchio di una società costruita a misura di uomini. Meloni ci sta dicendo infatti che le donne devono starci dentro e arrivare nonostante tutto, noi diciamo invece che quelle regole e quel modello maschile e maschilista sono da cambiare. Se il linguaggio non vede le donne, le donne rimangono invisibili. Il testo è una proposta che andrà migliorata con l’apporto di tutti”.
“Il linguaggio non è neutro, ma esprime cultura, valore, storia – ha detto concludendo Anna Rossomando, che ha firmato il ddl – Spesso si dice che queste questioni non sono importanti, ma non è così. Il linguaggio è un anello della catena di una battaglia complessiva, accanto al doppio cognome, alla giusta retribuzione, alle molestie sessuali sui luoghi di lavoro, al consenso, alla parità effettiva nei luoghi pubblici e istituzionali. Derubricare un anello indebolisce tutte l’insieme delle battaglie. L’unità tra le donne è fondamentale in queste battaglie, come ci hanno insegnato le 21 madri costituenti, che pur essendo un’esigua minoranza nella Costituente, sono state capaci, collaborando, non solo di introdurre diritti per le donne, ma anche di infondere ai lavori un punto di vista femminile che ha portato innovazione”.


Ne Parlano