“Partiamo dalle analisi delle autorità indipendenti — speriamo lo restino ancora a lungo — audite in Parlamento: Banca d’Italia, Ufficio parlamentare di bilancio, ISTAT, Corte dei Conti.
Per queste istituzioni la manovra ha un effetto macroeconomico modesto ed è priva di una reale spinta agli investimenti. L’UPB ci dice che la crescita prevista allo 0,5% nel 2025 è debole e potrebbe ridursi ulteriormente, parlando esplicitamente di una fase ciclica di stagnazione. A fronte di questo scenario, lo stesso Ufficio parlamentare di bilancio parla di un ‘modesto rafforzamento dell’occupazione’, privo di effetti strutturali.
L’ISTAT ci ha ricordato un dato drammatico: il 10% degli italiani rinuncia a curarsi. E ha aggiunto che la spesa sanitaria andrebbe aumentata in rapporto al Pil. È possibile farlo con le risorse previste da questa manovra? Sulla casa in manovra non ci sono risorse, ma voi continuate a dire che le metterete. Quante e quali? Gli enti locali hanno chiesto lo stralcio degli articoli sui Lep perché, tra le altre cose, aggirano i rilievi della Corte costituzionale proprio mentre in Parlamento si discute un provvedimento su quel tema.
Sul fisco siamo alla quarta manovra su cinque in questa legislatura e avete scelto, invece di allargare la base imponibile per alleggerire la pressione fiscale, di restringerla con un fisco ‘a la carte’, fatto di agevolazioni, condoni e rottamazioni contestate da tutti gli auditi.
Chiediamo al governo e al ministro Giorgetti di rispondere a questi appunti, che non arrivano solo dall’opposizione ma dalle autorità indipendenti, dalle istituzioni economiche e dalle parti sociali.
La verità è che questo governo scambia la stabilità con l’immobilismo. Questa è una manovra di tamponamento, non di trasformazione. Non produce crescita, non riduce le disuguaglianze, non rafforza il Paese.
Forse sarebbe il caso che il governo accettasse un serio confronto parlamentare: questa è una manovra ingiusta e sbagliata, fatta solo per tirare a campare, e va profondamente cambiata.”
Così il presidente dei senatori del Partito Democratico, Francesco Boccia, durante l’audizione del ministro Giorgetti sulla manovra di bilancio.