“Da mesi denunciamo una deriva sempre più grave nel rapporto tra Governo e Parlamento. Ma quanto sta accadendo in queste ore segna un ulteriore salto di qualità nell’arroganza istituzionale con cui Giorgia Meloni e la sua maggioranza stanno piegando regole, prassi e procedure ai propri interessi politici.
Lo hanno fatto in questi anni imponendo riforme poi rivelatesi fallimentari, mortificando il confronto parlamentare e approvando manovre economiche che non hanno migliorato la vita degli italiani. Il Paese oggi è più fragile: salari bassi, costo della vita fuori controllo, benzina e beni alimentari sempre più cari, famiglie e imprese lasciate sole.
E mentre il disagio sociale cresce, il Governo continua a occuparsi ossessivamente della gestione del potere.
È gravissimo ciò che sta avvenendo sul Consiglio europeo: per la seconda volta la Presidente del Consiglio pretende un voto parlamentare molti giorni prima del vertice e senza un ordine del giorno definitivo. Una forzatura senza precedenti nella storia parlamentare italiana, già contestata la prima volta e oggi riproposta con ancora maggiore disprezzo delle regole. La verità è semplice: Giorgia Meloni considera il Parlamento un fastidio da sopportare, non il luogo centrale della democrazia repubblicana.
Non meno grave è quanto accade sulla legge elettorale. Prima la maggioranza presenta un testo contestato da autorevoli costituzionalisti; poi decide unilateralmente di riscriverlo in toto pretendendo di dettare termini di approdo in Aula con tempi strettissimi che mortificano ancora una volta il Parlamento. Lo schema è sempre lo stesso: il Governo ordina, la maggioranza obbedisce, le Camere vengono umiliate perché conta solo la forza dei numeri.
A questo si aggiunge l’ennesima forzatura sull’autonomia differenziata. Dopo la sentenza della Corte costituzionale, anziché fermarsi e correggere errori evidenti, il Governo prova ad aggirarne lo spirito intervenendo su materie delicatissime come sanità, protezione civile e organizzazione delle competenze territoriali, con il rischio concreto di indebolire strutture nazionali fondamentali per l’unità del Paese.
Persino le richieste di audizione dei ministri e dei vertici tecnici vengono respinte. È una concezione proprietaria delle istituzioni che non possiamo accettare.
Noi non consentiremo che venga normalizzata questa torsione istituzionale. Difendere il Parlamento significa difendere la democrazia costituzionale, l’equilibrio tra i poteri dello Stato e il diritto degli italiani ad avere istituzioni trasparenti, rispettose delle regole e non piegate agli interessi della maggioranza di turno.” Così i presidenti dei gruppi del Pd di Senato e Camera Francesco Boccia e Chiara Braga.