“Il voto del 22 e 23 marzo e’ una diga costituzionale. Se tiene, resta in piedi l’equilibrio tra i poteri dello Stato che i padri e le madri costituenti hanno costruito per garantire la democrazia italiana. Se quella diga si incrina, la frana istituzionale che arriva dopo ha gia’ un nome: premierato. Per questo il referendum sulla giustizia non e’ una disputa tecnica tra addetti ai lavori, ma una scelta che riguarda l’assetto della nostra Repubblica. La destra prova a trasformarlo in uno scontro politico contro la magistratura, ma l’indipendenza dei giudici non e’ un privilegio corporativo: e’ una garanzia per tutti i cittadini. Dire No non significa difendere lo status quo. Significa difendere la Costituzione e l’equilibrio tra i poteri dello Stato. E significa anche assumersi la responsabilita’ di riformare davvero la giustizia, affrontando i problemi reali: la carenza di personale, l’organizzazione degli uffici, la durata dei processi e le condizioni delle carceri. Per questo abbiamo detto con chiarezza che se vincera’ il No apriremo una stagione di riforme vere e condivise, costruite insieme a magistratura, avvocatura, accademia e forze politiche, per migliorare davvero il servizio giustizia per i cittadini. Se invece dovesse vincere il Si’, lo ha detto la stessa Giorgia Meloni: il passo successivo sara’ accelerare sul premierato, cioe’ su un ulteriore rafforzamento del potere dell’esecutivo e sull’indebolimento dei contrappesi istituzionali. Il 22 e 23 marzo gli italiani hanno quindi una scelta molto chiara: tenere la diga della Costituzione oppure aprire una crepa che rischia di trasformarsi nella frana dell’equilibrio democratico della Repubblica”. Cosi’ Francesco Boccia, presidente dei Senatori del Partito Democratico, intervenendo a Empoli a un dibattito sul ‘No’ al referendum insieme al senatore Dario Parrini, e al sindaco di Empoli, Alessio Mantellassi.
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