“Con l’impianto di questo ddl del ministro Zangrillo, il merito rischia di diventare subordinazione. Chi ha studiato l’organizzazione aziendale applicata all’economia delle amministrazioni pubbliche sa che il futuro di un dirigente o di un aspirante dirigente non si cambia con le pagelline o con le classifiche, ma con la promozione dell’autonomia, delle competenze, della responsabilità e con valutazioni indipendenti e imparziali. Questa riforma non centra l’obiettivo e non perché nel testo si menzionano merito e valutazione, ma per il significato concreto che si attribuisce a queste parole”. Lo ha detto in Aula il senatore Francesco Boccia, presidente del gruppo del Pd. “Di recente – ha proseguito Boccia – il mondo accademico italiano ha pianto la scomparsa del professor Gianfranco Rebora, uno dei padri dell’organizzazione aziendale in Italia e mio caro amico. Avrei sperato che il suo insegnamento fosse tenuto in considerazione, visto che ci ha insegnato che le organizzazioni pubbliche migliorano quando investono nelle persone, nella loro formazione, nella qualità e nella responsabilità della leadership, nella valutazione diffusa e nella responsabilità delle organizzazioni. La buona amministrazione non nasce dalla paura della pagella, né dalla corsa al premio, nasce dalle comunità professionali competenti, che questo governo non ha però costruito. Piuttosto in questi anni si è registrata la fuga, la volontà di tornare dalle amministrazioni centrali a quelle locali. Il merito – ha concluso Boccia – non si costruisce per decreto, ma con istituzioni forti, dirigenti autonomi che restano per anni, valutazioni indipendenti e fiducia nelle persone. Questa è una riforma che non avvicina, ma allontana la Pa dai principi fondamentali della Costituzione”.
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