“Il DFP 2026 è la fotografia del nulla che il governo ha prodotto in questa legislatura per la crescita e lo sviluppo del Paese. A tre anni e mezzo dall’insediamento, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni e dal Ministro Giancarlo Giorgetti non ha una strategia economica. Il DFP è un documento debole, privo di visione, che si limita a descrivere uno scenario tendenziale negativo senza indicare politiche credibili per crescita, lavoro e coesione sociale”. Lo dice il senatore Francesco Boccia, presidente del gruppo del Pd.
“L’Italia – prosegue il senatore Boccia – resta il fanalino di coda in Europa. I salari reali sono ancora inferiori di circa l’8% rispetto al 2021, la pressione fiscale ha raggiunto il 43,1%, mentre aumentano povertà ed esclusione sociale: 5,7 milioni di persone in povertà assoluta, tra cui 1,3 milioni di minori. La produzione industriale è in calo da tre anni, le crisi aziendali si moltiplicano e cresce la dipendenza da capitali esteri. Sul lavoro si interviene con misure frammentarie e divisive, mentre aumentano cassa integrazione, inattività e disuguaglianze generazionali e di genere. I costi energetici restano fuori controllo e le misure adottate sono solo temporanee e inefficaci. Ma il fallimento più grave riguarda i conti pubblici: il debito torna a salire verso il 139% del PIL e l’Italia non esce dalla procedura per disavanzo eccessivo. Il rigore senza crescita ha prodotto un risultato evidente: tasse alte, salari bassi, economia ferma. A questo si aggiunge un profilo ancora più preoccupante sul piano istituzionale. In tutta la legislatura, la gestione delle coperture finanziarie da parte del ministero dell’Economia, attraverso la Ragioneria generale dello Stato, ha evidenziato criticità rilevanti sotto il profilo della trasparenza, della verificabilità e della coerenza con i principi della contabilità pubblica e con l’articolo 81 della Costituzione. In più occasioni, le coperture di provvedimenti ed emendamenti del Governo e della maggioranza sono state definite con modalità discutibili, talvolta in contrasto con le regole vigenti. Il Parlamento è stato sistematicamente posto in una condizione di marginalità, non essendo messo nelle condizioni di esercitare pienamente la propria funzione fondamentale: autorizzare, valutare e controllare l’utilizzo delle risorse pubbliche. Si è determinata, di fatto, una compressione dell’autonomia decisionale delle Camere in materia di bilancio, con uno spostamento sostanziale del baricentro verso l’esecutivo. Il fallimento del governo Meloni – conclude Boccia – non è un decimale in più o in meno sul deficit. È l’assenza totale di una strategia per la crescita e, insieme, una gestione opaca e accentrata della finanza pubblica che ha indebolito il ruolo del Parlamento. Non è stato rigore: è stato un errore politico. E oggi è evidente che questo governo non è all’altezza di guidare il Paese”.