“Tra le molte situazioni critiche che la garante per diritti delle persone private della libertà personale Valentina Calderone ha rilevato nel carcere di Rebibbia a Roma, c’è anche la condizione delle madri e dei loro figli minori. Nel 2025 erano presenti nell’istituto penitenziario 22 mamme, di cui 5 incinte, con 24 bambini. Ci auguriamo che ora la situazione sia migliorata, ma nessuna bambina e nessun bambino dovrebbe stare in carcere. Lo aveva capito persino il guardasigilli fascista Alfredo Rocco, mentre il governo della destra non ha fatto altro che aggravare la disumanità delle carceri, prevedendo addirittura che la sospensione dell’esecuzione della pena per le madri fino all’anno del bambino sia facoltativa. Tenere le bambine e i bambini in carcere con le loro mamme è una misura intollerabile ed è anche su questo che si misura il grado di civiltà di un Paese”. Lo dice la senatrice romana del Pd Cecilia D’Elia, capogruppo dem nella Commissione scuola, cultura sport e vicepresidente della Commissione Femminicidio. “Un governo guidato da una presidente donna – prosegue D’Elia – dovrebbe su queste questioni fare la differenza, ma così purtroppo non è. Anche se le donne sono una minoranza esigua della popolazione carceraria, i penitenziari non sono a misura di donna: mancano servizi igienici adeguati e medici specializzati. A questo si aggiunge che non si può essere madri di bimbi piccoli all’interno del carcere, soprattutto nelle condizioni di sovraffollamento e di sofferenza attuali. I bambini – conclude D’Elia – hanno il diritto di crescere in luoghi adeguati, per il loro benessere e il loro sviluppo e quindi non in carcere”.
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