“Il dato politico di oggi è chiarissimo: la maggioranza sulla politica economica si è dissolta. Altrimenti non avrebbero costretto il ministro dell’Economia a riscrivere un terzo della manovra e a ritirarla” ha dichiarato Francesco Boccia, presidente del Gruppo del Partito Democratico al Senato, intervenendo ai microfoni di Zapping su Rai Radio 1.
“Solo quattro giorni fa – ha ricordato Boccia – il ministro Giorgetti è venuto in Senato a dirci che il governo aveva definito una legge di bilancio semplice e lineare. In realtà si è rivelata caotica, incapace di rispondere ai problemi reali del Paese: dalla sanità alla scuola, dai trasporti allo sviluppo e alle imprese”.
Il capogruppo dem ha puntato il dito sulle misure previdenziali poi ritirate: “Con un maxi-emendamento di oltre trenta pagine il governo interveniva sulla carne viva del Paese, colpendo migliaia di persone che avevano riscattato la laurea e prevedendo anche la privatizzazione del Tfr con il meccanismo del silenzio-assenso. Parliamo di un intervento da 3,5 miliardi di euro, il 25% del valore complessivo della manovra: una scelta che non si può fare senza un confronto serio con le parti sociali”
“Le opposizioni sono state durissime e unite – ha proseguito Boccia – tanto da mettere la Lega con le spalle al muro. Alla fine la maggioranza ha preferito rinnegare se stessa piuttosto che andare a casa, arrivando di fatto a sfiduciare il proprio ministro dell’Economia”.
Sul metodo, Boccia ha aggiunto: “Questa destra si vanta di essere la maggioranza più solida degli ultimi trent’anni, ma i fatti dimostrano il contrario. Qui c’è stato un pasticcio politico clamoroso, che ci porterà a ridosso dell’esercizio provvisorio perché la maggioranza non c’è più e continua a litigare”.
“E’ inaccettabile – ha concluso – che il Parlamento resti fermo mentre è in corso l’ennesimo vertice di governo. In una democrazia non esistono poteri illimitati