“Giorgia Meloni poteva scegliere: perdere la faccia o perdere la legge. Ha deciso di perdere la faccia.
Il voto delle senatrici e dei senatori di FdI dimostra una cosa sola: la coerenza non appartiene al partito di Giorgia Meloni.
Per due giorni i nostri emendamenti hanno gettato nel caos la maggioranza. Da una parte le opposizioni unite per cancellare davvero le liste bloccate e restituire agli elettori il diritto di scegliere. Dall’altra una maggioranza paralizzata da veti e controveti.
La nostra iniziativa ha smascherato l’ipocrisia di FdI e della Presidente del Consiglio: a parole diceva di volere le preferenze, nei fatti, pur di tenere insieme la sua maggioranza, ha difeso liste e capilista bloccati.
Due mesi fa Meloni, dopo la bocciatura alla Camera del loro finto emendamento sulle preferenze, scriveva: ‘Ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude’. Oggi le preferenze vere gliele abbiamo portate noi: libere, per tutti, senza capilista bloccati. E FdI ha votato contro. Finalmente abbiamo scoperto dov’era la palude.
Il re è nudo: Meloni voleva le preferenze finché erano finte. Quando sono diventate vere, ha preferito i nominati.
Dopo le promesse tradite sull’economia, dopo aver promesso di cancellare le accise sui carburanti, dopo quattro anni di riforme annunciate, forzate e poi fallite, questa è l’ennesima promessa smentita dai fatti.
Da oggi almeno una cosa è chiara: Giorgia Meloni non è la Presidente delle preferenze. È la Presidente delle liste bloccate”. Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia commenta i voti di oggi sulla legge elettorale.


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