“La BCE ha alzato oggi i tassi di riferimento di 25 punti base, portando il tasso sui depositi al 2,50%. Una decisione dettata dalle tensioni inflazionistiche legate al conflitto in Medio Oriente e alla corsa dei prezzi energetici, con l’inflazione che nella zona Euro e in Italia ha superato il 3%, ben oltre l’obiettivo del 2% fissato da Francoforte. La scelta della BCE era data per certa dai mercati finanziari. Le conseguenze concrete su famiglie e imprese italiane sono però pesanti. Mutui più cari, credito più costoso per le PMI, maggiore pressione sui conti pubblici attraverso il servizio del debito: sono questi gli effetti che si scaricheranno nei prossimi mesi sull’economia reale, in un Paese che già fatica a crescere”. Così Antonio Misiani, senatore e responsabile economia e finanze del PD. “L’aumento dei tassi avviene in una fase difficile, segnata da un’estrema incertezza, con segnali di ribasso per la crescita e un’economia duramente colpita dallo shock energetico innescato dalla guerra nel Golfo Persico. Proprio per questo il Governo Meloni non può restare a guardare: servono interventi immediati su bollette e costo dell’energia, ben più robusti dei mini-tagli delle accise messi in campo in queste settimane, e un sostegno mirato all’accesso al credito per le piccole e medie imprese, che sono la spina dorsale della nostra economia ma stanno soffrendo da tempo una forte riduzione dei prestiti da parte del sistema bancario. Il PD continuerà a chiedere in Parlamento risposte concrete a questa emergenza e a fare proposte al governo per affrontare la crisi, perché non è più tempo di rinvii: le famiglie e le imprese italiane non possono pagare da sole il conto della guerra di Trump e delle scelte mancate del Governo Meloni.”


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