“Questa conferenza nazionale arriva in un momento decisivo per il destino industriale del nostro Paese e del nostro continente. Senza un’azione politica netta e coraggiosa, l’Italia rischia di restare alla deriva dove l’ha portata questo governo. Non basta difendere il presente: dobbiamo proiettare l’Italia e l’Europa nel futuro. Noi vogliamo e dobbiamo tracciare una nuova rotta di fronte a una crisi profonda che colpisce l’economia reale, l’industria, il lavoro, il tessuto produttivo italiano ed europeo. La guerra dei dazi farà del male prima tutto agli USA. Ma colpirà il resto del mondo. E di fronte a quello che sta succedendo l’Italia sta vivendo una fase di de-industrializzazione silenziosa ma devastante. Con l’inflazione che colpisce salari e consumi, avremmo bisogno di un governo capace di mettere al centro una nuova strategia industriale, ecologica, digitale, europea. E invece assistiamo a una preoccupante assenza di visione. Il governo Meloni non ha mai presentato un serio piano industriale per il Paese. Non ne abbiamo mai discusso in Parlamento. Meloni e Giorgetti hanno lasciato la politica industriale in balia di annunci, rinvii, interventi spot, incapaci di rispondere alle esigenze delle imprese, dei territori, dei lavoratori. Le imprese sono lasciate sole, senza certezze sugli investimenti, senza strumenti di accompagnamento alla trasformazione digitale ed ecologica, lasciate sole ad affrontare la crisi energetica. E mentre l’industria soffre, il governo esulta per qualche dato congiunturale positivo, ignorando la realtà quotidiana di migliaia di imprenditori e lavoratori. Mentre il tessuto produttivo si sfalda, il governo si limita a rincorrere le emergenze con interventi estemporanei, senza un disegno, senza una regia. E soprattutto senza capire che senza lavorare per costruire una nuova Europa saremo destinati a soccombere. Stati Uniti e Cina investono centinaia di miliardi in tecnologie, intelligenza artificiale, energia pulita, microchip. Per competere su questa scacchiera globale, l’Italia da sola non basta. E nemmeno l’Europa, se resta divisa. Non solo manca una politica industriale nazionale, ma questo governo ha scelto deliberatamente di rinunciare a ogni ruolo guida anche in Europa. Una Europa che deve investire almeno 750-800 miliardi di euro l’anno se vuole restare competitiva e sovrana. Per farlo, servono strumenti nuovi: un debito comune europeo, un’unione dei mercati dei capitali, un’armonizzazione delle regole sugli aiuti di Stato. Non è una questione tecnica, è una scelta politica. Il governo Meloni, su questo, ha scelto il silenzio, l’ambiguità. Si è fatto trovare assente nei momenti in cui bisognava incidere nella nuova agenda economica europea. Un’inerzia che pagheremo cara. Il Partito Democratico deve dire con chiarezza che non c’è competitività senza integrazione industriale europea e senza politica industriale. Dobbiamo pretendere che il governo si presenti in Europa non come un osservatore distratto, ma come un protagonista attivo nel costruire la nuova politica industrialeeuropea e senza politica industriale. Dobbiamo pretendere che il governo si presenti in Europa non come un osservatore distratto, ma come un protagonista attivo nel costruire la nuova politica industriale europea. Non basta parlare di industria: occorre tessere un patto di ferro tra le nostre imprese, i nostri territori, i nostri lavoratori, con quelli europei perché una filiera italiana solida vale molto, ma una filiera europea integrata vale di più: vale il futuro”. Lo ha detto il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia intervenendo a ‘Le rotte del futuro’, la conferenza nazionale del Pd sulle politiche industriali in corso a Roma.


Ne Parlano